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Ceuta, il governo: 'In città circa mille minori non accompagnati'
Resta critica la situazione a Ceuta dove il governo della città autonoma stima in "circa un migliaio" i minori stranieri non accompagnati presi in carico, dopo l'onda d'urto di circa 72.000 arrivi in massa dei quali 70.000 hanno fatto rientro in Marocco, secondo i dati indicati oggi dal ministro dell'Interno, Fernando Grande-Marlaska.
E' quanto ha segnalato il portavoce dell'esecutivo locale, Alejandro Ramirez, nella conferenza stampa successiva il Consiglio comunale, ammettendo che non è possibile "dare una cifra esatta" al momento, poiché "il processo di localizzazione e inserimento" dei migranti minori nel sistema di protezione "è ancora in corso" e molti ragazzi si trovano ancora vagando nei quartieri cittadini. Ramirez ha segnalato che la gestione "è molto complessa" sul fronte dei minori, di cui 862 sono già stati presi in carico. Il ministero spagnolo della gioventù e dell'Infanzia ha reso noto di aver rafforzato le procedure di identificazione individuale dei minori, indispensabile per definire il numero esatto e trasferirli nelle strutture di protezione.
Intanto, "la situazione del Centro di soggiorno temporaneo (Ceti) è totalmente caotica e fuori controllo" ha dichiarato il portavoce dell'esecutivo locale, ripreso dall'emittente pubblica Tve. Si stimano circa 500 migranti che si accalcano fuori la struttura, con tutti i suoi 512 posti occupati e da giorni ormai satura. In attesa di un posto, i migranti sono stati trasferiti sulla vicina spiaggia di El Trampolin, dove sono assistiti dalla Croce Rossa con viveri e acqua e sorvegliati dalla polizia nazionale. Il delegato del Governo centrale a Ceuta, Miguel Angel Perez, ha escluso l'apertura di nuove strutture, annunciando che saranno invece accelerate le uscite dal Ceti per consentire ingressi graduali, con priorità ai cittadini di origini subsahariane, aventi diritto alla protezione internazionale, e alle persone più vulnerabili.
Si inasprisce in Spagna lo scontro politico sull'accoglienza dei minori migranti arrivati a Ceuta nell'ondata migratoria dei giorni scorsi dal Marocco. Il conservatore Partito Popolare e Vox respingono il piano del governo Sanchez di redistribuire i minori tra le comunità autonome della penisola iberica, mentre le regioni governate da esecutivi di coalizione delle destre ribadiscono il 'no' ai trasferimenti, in linea con i patti di governo sottoscritti dai 'popolari' con il partito di Santiago Abascal in Andalusia, Aragona, in Estremadura e in Castiglia e Leon.
Il segretario del Pp, Miguel Tellado, in dichiarazioni ai media ha definito quella di Ceuta "non una crisi migratoria, ma una crisi di sicurezza nazionale", chiedendo che i migranti "tornino da dove sono arrivati". Il partito guidato da Alberto Nunez-Fejoo ha portato l'offensiva in Europa: in una lettera agli eurodeputati popolari, definisce la situazione nell'exclave spagnola come "la peggiore crisi di sovranità nazionale alla frontiera sud dell'Europa", facendone responsabile il premier Pedro Sanchez.
Intanto Vox in un messaggio su X ha attaccato il governo, dopo l'annuncio di un fondo straordinario di 25 milioni di euro per Ceuta per l'emergenza migranti. "I falsi minori, deportati; e i bambini a casa con i loro genitori. I soldi degli spagnoli, per gli spagnoli", scrive il partito di Abascal. Sulla stessa linea, la presidente della Comunità di Madrid, Isabel Diaz Ayuso, dell'ala dura del Pp, che in un post sullo stesso social ha accusato l'esecutivo della crisi, sostenendo che l'arrivo di migranti irregolari "sottrae risorse, servizi pubblici, convivenza e sicurezza".