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Intel sale del 9% dopo l'annuncio Trump sull'accordo con Apple per i chip USA
Intel ha guadagnato il 9% nel premarket del 18 giugno 2026, dopo che il presidente Donald Trump ha dichiarato che il gruppo dei semiconduttori avrebbe raggiunto un accordo con Apple per progettare e costruire chip negli Stati Uniti. La notizia, riportata nell'articolo di CNBC sull'accordo Intel-Apple, ha riacceso l'attenzione del mercato sulla strategia industriale statunitense nei semiconduttori.
Secondo quanto riportato da CNBC, le azioni Intel risultavano poi in rialzo dell'8,8%, mentre Apple avanzava dello 0,6% nelle contrattazioni premarket. Il movimento si inserisce in una fase di forte recupero per Intel: il titolo, stando ai dati citati dalla testata statunitense, è salito del 464% negli ultimi 12 mesi e la società ha raggiunto una capitalizzazione di mercato di 608,7 miliardi di dollari.
Il messaggio di Trump è arrivato su Truth Social, dove il presidente ha legato l'accordo alla necessità di riportare negli Stati Uniti progettazione e produzione dei chip. Nello stesso intervento, citato da CNBC, Trump ha criticato le precedenti amministrazioni per aver lasciato che Taiwan e altri Paesi sottraessero capacità produttiva nel settore dei semiconduttori agli Stati Uniti.
La dichiarazione attribuisce ad Apple l'impegno a lavorare con Intel per progettare e costruire chip in America. CNBC precisa di aver chiesto un commento a Intel, Apple, alla Casa Bianca e al Taipei Representative Office nel Regno Unito. Nel materiale disponibile non risultano risposte ufficiali delle parti interpellate.
Per le imprese, il punto operativo è la possibile combinazione tra progettazione dei chip, capacità produttiva statunitense e committenza di un grande cliente finale. La notizia riguarda direttamente il perimetro industriale di Intel, che negli ultimi anni ha cercato un grande cliente esterno per la propria attività di fabbricazione. La società, secondo CNBC, per anni è rimasta ai margini della corsa all'IA mentre affrontava ritardi produttivi e attendeva un cliente rilevante per il business delle fonderie.
Il quadro tocca anche la catena di fornitura delle grandi aziende tecnologiche, perché i chip avanzati sono diventati un asset industriale e geopolitico. Il richiamo alla produzione nazionale si sovrappone alla pressione del mercato sulle infrastrutture per l'intelligenza artificiale, che secondo CNBC ha finora sostenuto i titoli più esposti alla tecnologia anche in presenza di tensioni sulle supply chain.
La reazione di Borsa si innesta su un recupero già molto ampio. Dopo anni difficili e la perdita della posizione dominante, Intel è tornata al centro dell'interesse di Wall Street sotto la guida dell'amministratore delegato Lip-Bu Tan, che secondo CNBC ha assunto l'incarico all'inizio dell'anno precedente. Il rialzo del 464% in dodici mesi e la capitalizzazione da 608,7 miliardi di dollari fotografano una rivalutazione già avvenuta prima dell'annuncio su Apple.
Il mercato ha letto le parole di Trump come un nuovo tassello nella costruzione di domanda per la capacità produttiva statunitense di Intel. La società, sempre secondo CNBC, aveva faticato a trovare un grande cliente per il business di fabbricazione conto terzi, un'attività ad alta intensità di capitale che in precedenza produceva chip soltanto per i prodotti interni del gruppo.
Il dato sul premarket resta distinto dall'andamento definitivo della seduta: CNBC riporta un rialzo iniziale del 9% e poi una variazione dell'8,8% per Intel, mentre Apple segnava +0,6%. La differenza tra i due movimenti riflette il diverso peso che la notizia ha per le due società: per Intel riguarda direttamente la credibilità della capacità produttiva, per Apple viene descritta come un accordo di lavoro sulla progettazione e costruzione dei chip negli Stati Uniti.
Il movimento non riguarda solo Intel. CNBC segnala che il PHLX Semiconductor Sector Index del Nasdaq, composto dalle 30 maggiori società di chip scambiate negli Stati Uniti, è salito del 90% dall'inizio dell'anno. Il dato fornisce