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TikTok chiude in segreto tre cause sul design «che crea dipendenza»
TikTok ha raggiunto accordi riservati per chiudere tre cause promosse da adolescenti che attribuivano al design della piattaforma un utilizzo compulsivo e gravi conseguenze sulla salute mentale. La definizione delle controversie evita che i tre procedimenti arrivino al processo, mentre gli importi eventualmente riconosciuti ai ricorrenti e le altre condizioni restano riservati.
Nelle azioni legali, i giovani utenti sostenevano che alcune caratteristiche progettuali di TikTok fossero studiate per prolungare il coinvolgimento e potessero favorire comportamenti assimilabili alla dipendenza. Le accuse collegavano l’uso della piattaforma a depressione, autolesionismo e ideazione suicidaria. Si tratta delle contestazioni avanzate dai ricorrenti, sulle quali gli accordi non producono una decisione nel merito.
Il contenzioso statunitense si concentra sulle scelte di design e sui sistemi di coinvolgimento, oltre che sui contenuti pubblicati dagli utenti. Cause dello stesso tipo coinvolgono anche Meta, YouTube e Snap, chiamate in giudizio da singole famiglie, distretti scolastici e procuratori generali statali per i presunti danni provocati ai minori.
Alla fine di giugno 2026, nei procedimenti coordinati in California risultavano ancora pendenti oltre 3.300 cause legate alla presunta dipendenza dai social. La chiusura dei tre casi riguarda quindi soltanto i singoli ricorrenti e non risolve l’ondata di rivendicazioni fondate su accuse analoghe contro le principali piattaforme.
Un primo processo pilota californiano si era concluso il 25 marzo 2026 con un verdetto sfavorevole a Meta e Google. La giuria aveva riconosciuto alla ricorrente un risarcimento di 3 milioni di dollari, ritenendo responsabili le due società. TikTok e Snap, coinvolte inizialmente nella stessa controversia, avevano raggiunto accordi prima dell’apertura del processo.
Per TikTok esiste anche un precedente più recente: a giugno la società aveva concordato un accordo di principio con un quindicenne della Florida, identificato come R.K.C., che sosteneva di aver subito danni alla salute mentale. Il fronte statunitense procede parallelamente alle contestazioni sulla tutela dei più giovani già emerse in Europa, dove la Commissione europea ha esaminato le impostazioni degli account dei minori.
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