// IGN ITALIA — GAMING
Coyote vs. Acme - La recensione
Serve una premessa doverosa nell'iniziare a parlare di Coyote vs. Acme, perché il fatto che sia finalmente prevista una data d'uscita al cinema, e che si possa immaginare di esprimere un'opinione sul film ambientato nell'universo animato dei Looney Tunes, beh, è quanto di vicino a un miracolo distributivo. Il motivo è semplice: per come si erano messe le cose a un certo punto, non lo avremmo mai dovuto vedere. Il che fa strano, se si considera che del progetto si parla negli ambienti hollywoodiani dal lontano 2015, anno in cui, ai piani alti di Warner Bros. Pictures, James Gunn propose il pitch di un lungometraggio animato dedicato a Willy il Coyote, con Jeremy Slater alla sceneggiatura. L'idea piacque, ma non era abbastanza accattivante da convincere Warner a investirci nell'immediato.
Circa tre anni dopo, complice il successo di Lego Batman – Il Film, se ne tornò a parlare grazie all'interesse di Chris McKay, con Jon e Josh Silberman in produzione e Dave Green in cabina di regia, il quale propose l'innovazione che diede la marcia in più a Coyote vs. Acme: l'animazione in tecnica mista. Poi la pandemia da COVID-19, il lockdown, l'abbandono di McKay e una sceneggiatura dalla struttura meglio definita con Samy Burch (il futuro sceneggiatore di May December) accanto ai confermati Gunn e Slater e un titolo finalmente "giustificato": Coyote vs. Acme. Proprio come l'articolo omonimo di Ian Frazier apparso sul New Yorker che raccontava di un'ipotetica causa legale di responsabilità civile che Willy il Coyote avrebbe potuto intentare contro la Acme Corporation, a seguito dei traumi psicologici e i danni economici causati dai continui malfunzionamenti dei loro aggeggi.
Il cast c'era tutto, e anche di primo livello: Will Forte, John Cena, Lana Condor, P.J. Byrne; il film venne effettivamente prodotto, girato e postprodotto, tanto che per la fine del 2022 Coyote vs. Acme poté definirsi completato. Non in via ufficiale, però, perché a mancare erano proprio gli annunci che avrebbero dovuto dare il via libera definitivo. Annunci che non arriveranno, almeno non in quella forma, perché nel novembre del 2023 il CEO di Warner Bros. Discovery, David Zaslav, annunciò l'archiviazione di una serie di progetti ultimati come perdite di bilancio da trenta milioni di dollari l'una: Batgirl, Scoob! Holiday Haunt e proprio Coyote vs. Acme. Una decisione che vive di un'ironia amara se pensiamo per un attimo che il film di Green è da intendersi come una dichiarata allegoria in bilico tra realtà e finzione della cinica e indifferente crudeltà della cultura del capitalismo e dell'avidità aziendale. La scelta di Warner, infatti, non si può dire che portò particolari benefici in termini d'immagine pubblica.
Di Batgirl sappiamo – e bene – il rammarico di quei Leslie Grace, J.K. Simmons e Michael Keaton che vi presero parte, e videro il lavoro sfumato, ma con Coyote vs. Acme i toni di protesta raggiunsero livelli di guardia. Non solo dei tre film archiviati era l'unico a essere stato ultimato, ma alle proiezioni di prova aveva suscitato reazioni positive da parte del pubblico. I malumori portarono a qualcosa, però, perché dopo oltre un anno di battage mediatico, Warner aprì alla cessione dei diritti di distribuzione economica, con Amazon, Apple, Netflix, Paramount e Sony che presentarono offerte cospicue.
Non abbastanza, però, perché la compagnia scegliesse di lasciare andare il proprio progetto rinnegato. Uno stato di frustrante impasse interrotto soltanto un anno fa quando, dopo Un'avventura spaziale, Ketchup Entertainment è riuscita ad accaparrarsi anche la distribuzione di Coyote vs. Acme per ben cinquanta milioni di dollari. Il resto è storia, con Lucky Red che riesce nella piccola ma importante impresa di portarlo nei cinema italiani.
A visione ultimata viene davvero da chiedersi cos'abbia spinto, Warner - e Zaslav su tutti - a non permettere a Coyote vs. Acme di accedere al buio della sala. Da una parte, probabilmente la ricezione traballante di Spa