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Alzheimer, la terapia con soli estrogeni apre una nuova pista
Un gruppo guidato dalla Stanford University ha analizzato due archivi sanitari, trovando un'associazione tra la terapia ormonale con soli estrogeni e una minore frequenza di declino cognitivo, diagnosi di demenza e alterazioni cerebrali legate all'Alzheimer. Il risultato, pubblicato sulla rivista Neurology, offre nuovi dati sul possibile rapporto tra menopausa e invecchiamento cerebrale, ma non dimostra che il trattamento prevenga la malattia.
I ricercatori hanno esaminato complessivamente 21.462 cartelle cliniche. Le persone che avevano assunto estrogeni per i sintomi della menopausa mostravano meno spesso perdita di memoria, declino cognitivo o una diagnosi di demenza rispetto a quelle che non risultavano esposte alla stessa terapia. Le analisi hanno considerato possibili fattori confondenti, tra cui età, origine etnica, ipertensione e altre caratteristiche cliniche.
Uno dei due archivi comprendeva quasi 3.000 persone che avevano donato il cervello alla ricerca dopo la morte. Nei tessuti di chi aveva assunto estrogeni erano meno frequenti le placche di beta-amiloide e i grovigli della proteina tau, due caratteristiche neuropatologiche associate all'Alzheimer. L'altro archivio indicava inoltre livelli inferiori di alcuni biomarcatori collegati alla malattia nelle persone ancora in vita.
Il risultato si inserisce in un filone che indaga la brusca diminuzione degli estrogeni durante la menopausa. Questi ormoni partecipano a numerosi processi biologici e potrebbero influenzare anche il modo in cui il cervello invecchia. Le donne rappresentano circa due terzi delle persone che sviluppano l'Alzheimer, una differenza probabilmente legata a una combinazione di longevità, genetica, condizioni sociali e fattori ormonali. I nuovi dati sui biomarcatori dell'Alzheimer sostengono l'opportunità di approfondire quest'ultima ipotesi.
Lo studio retrospettivo non consente però di stabilire un rapporto di causa ed effetto. Le persone che hanno ricevuto estrogeni potrebbero essere state mediamente più sane, avere avuto un accesso migliore alle cure o differire per caratteristiche non registrate negli archivi. Anche gli aggiustamenti statistici più accurati non possono escludere completamente queste spiegazioni alternative.
Mancavano inoltre informazioni sul motivo della prescrizione e sull'eventuale isterectomia. La terapia con soli estrogeni viene raccomandata soprattutto alle donne prive di utero, poiché nelle altre pazienti può aumentare il rischio di tumore endometriale. I risultati non devono neppure essere estesi automaticamente alle terapie che combinano estrogeni e progesterone: alcune ricerche precedenti hanno associato queste formulazioni a un rischio di demenza più elevato, senza chiarirne definitivamente le ragioni.
Serviranno studi longitudinali capaci di seguire le pazienti durante l'invecchiamento e, successivamente, trial randomizzati controllati per verificare se esista davvero un effetto protettivo. Fino ad allora, gli estrogeni non possono essere considerati una cura o una strategia preventiva contro l'Alzheimer. Le decisioni sulla terapia ormonale devono continuare a basarsi sui sintomi della menopausa e sul profilo individuale di rischi e benefici.
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