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Lo strano caso della macchina per fare i chip finita in Cina
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Il tempo è un galantuomo, giudicherà questa fase e assegnerà i voti ai buoni e ai cattivi, a chi ha detto il vero e a chi ha mentito. Intanto, la vicenda.
Washington accusa ASML di aver spedito in Cina una macchina EUV per chip avanzati. Ma il problema: quell’enorme bestia di 180 tonnellate richiede 40 container, 20 camion e 3 Boeing 747 per muoversi. ASML nega con un dossier tecnico: tutte le 314 macchine EUV esistenti sono tracciate, funzionano solo se sono connesse e richiedono tecnici olandesi specializzati per tutto il tempo di utilizzo. Nessuna è in Cina.
Le accuse USA? Basate su “elementi” mai pubblicati. Senza prove pubbliche, l’azienda olandese si è difesa con una lezione di logistica. Insomma, quando la guerra dei chip raggiunge l’Olanda, gli olandesi non restano a guardare. Ma andiamo con ordine.
Per capire quanto sia bizzarra l’accusa bisogna partire dall’oggetto del contendere. Una macchina per litografia a ultravioletti estremi (EUV) pesa quanto un autobus scolastico carico di passeggeri e per essere trasportata occupa quaranta container marittimi, venti camion e tre aerei cargo Boeing 747. Una volta arrivata a destinazione serve una squadra di tecnici ASML che la rimonta da circa centomila componenti diversi e resta sul posto per tutta la vita operativa dell’impianto.
Dentro quella struttura chiusa color metallo ci sono gli specchi più precisi mai costruiti, realizzati dalla tedesca Zeiss con una tolleranza tale che, ingranditi alle dimensioni della Germania, la loro imperfezione più marcata misurerebbe un decimo di millimetro. Per generare la luce necessaria a incidere i circuiti più sottili mai prodotti, il sistema spara un laser su gocce di stagno fuso cinquantamila volte al secondo, portandole a circa duecentomila gradi, quasi quaranta volte la temperatura della superficie del Sole.
Una tecnologia che nessun’altra azienda al mondo è in grado di replicare, come dimostra il tentativo della startup americana Substrate, che punta a sfidare il monopolio litografico di ASML con un approccio alternativo ancora lontano dalla maturità industriale.
Proprio per questo ASML sostiene di sapere sempre dove si trova ciascuno dei suoi esemplari. Il dossier diffuso a Washington, intitolato “No indication of any ASML EUV system in China“, elenca 314 macchine attualmente operative nel mondo e 26 già dismesse, nessuna delle quali risulterebbe mai transitata in territorio cinese. Le macchine restano collegate da remoto ai sistemi della casa madre, così che uno spostamento non autorizzato verrebbe rilevato quasi in tempo reale.
Il segretario al Commercio statunitense Howard Lutnick ha sollevato la questione in una serie di incontri avvenuti ad aprile 2026 con i vertici ASML, sostenendo che funzionari dell’amministrazione disponessero di elementi su una possibile esportazione verso la Cina di attrezzature speciali per il trasporto di sistemi EUV e di componenti potenzialmente compatibili con quei macchinari. Quando è stato chiesto loro di mostrare le prove, gli stessi funzionari le avrebbero definite “troppo sensibili per essere rese pubbliche“. Il dipartimento del Commercio, interpellato dai principali organi di stampa internazionali, non ha fornito chiarimenti ulteriori.
La risposta di ASML è stata categorica fin dal primo comunicato: l’azienda non ha mai spedito una macchina EUV in Cina, né componenti progettati specificamente per quei sistemi, da quando le esportazioni furono bloccate nel 2019 su pressione statunitense durante la prima amministrazione Trump. L’amministratore delegato Christophe Fouquet ha ribadito che l’azienda traccia ogni unità mai consegnata e che il personale cinese viene tenuto separato dalla tecnologia, dalla documentazione e dalla formazione relative all’EUV.