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Genshin Impact Versione 7.0, abbiamo finalmente calcato le terre di Snezhnaya
Non vedevo l'ora di mettere finalmente piede a Snezhnaya. È un pellegrinaggio che, personalmente, desidero compiere praticamente dal giorno del lancio di Genshin Impact, o quasi. La settima nazione di Teyvat, la gelida e inospitale culla dell'elemento Cryo, rappresenta da sempre il culmine di una tensione narrativa che HoYoverse ha sapientemente lasciato sobbollire per sei, lunghissimi anni. L'attesa è ora terminata: con l'imminente versione 7.0, Everwinter Without Mercy, il cui debutto sui server è fissato per oggi, 12 agosto, i monumentali cancelli di Snezhnograd si aprono.
Questo ci costringe, volenti o nolenti, ad affrontare il nucleo nevralgico della fazione che fin dai primissimi passi del nostro Viaggiatore si è premurata di tessere trame oscure e mettere i bastoni tra le ruote al nostro alter ego. Snezhnaya è, dopotutto, la tana dei Fatui, il centro pulsante di un impero militarizzato e spietato che non ha mai fatto mistero delle sue brutali macchinazioni in giro per il continente, schiacciando nazioni sotto il peso del proprio potere diplomatico.
E poi, ovviamente, c'è lei. La figura misteriosa, onnipresente ma perennemente sfuggente, la cui sconfinata influenza ha riecheggiato in ogni angolo del mondo senza mai manifestarsi direttamente. La Tsaritsa mi affascina da sempre: un'entità che pare aver sacrificato ogni calore per abbracciare una glaciale ribellione contro il fato stesso. Averla potuta ammirare nello spettacolare trailer Sudden Snow - che ne ha finalmente svelato non solo il regale design, ma anche l'identità anagrafica, Anastasya Feodorovna Snezhnaya - mi ha solo invogliato a scavare più a fondo per scoprirne le reali motivazioni. L'aggiornamento stravolge peraltro alcune dinamiche assodate, introducendo l'esplorazione a bordo di corazzati ferroviari e inedite sequenze shooter che spezzano la formula esplorativa classica.
Non ho ancora la certezza matematica di dove andrà a parare, a livello di sceneggiatura, questo specifico arco narrativo; tuttavia, la gravità degli eventi e la solenne messa in scena finora intravista suggeriscono una discesa verticale verso qualcosa che non dimenticheremo. Motivo per cui, al netto della cronica e necessaria prudenza che adotto metodicamente nei confronti di qualsiasi macro-aggiornamento per un game as a service dalle tempistiche così dilatate (in realtà per qualsiasi cosa, gioco, film, serie o libro che sia), mi sono affacciata a questa massiccia prova con una divorante curiosità. E, voglio anticiparvelo senza troppi giri di parole o inutili sofismi: pad alla mano, tra meccaniche solide e un impatto visivo a dir poco opprimente, non ne sono rimasta per nulla delusa.
Dovendo opportunamente glissare sui risvolti più puramente narrativi dell'Archon Quest che ci ha spalancato i pesanti cancelli di Snezhnograd, è sul versante squisitamente ludico che si concentra il cuore di questa nostra prova. E qui, signori, HoYoverse ha deciso di rimescolare le carte in tavola con una certa dose di sfacciataggine. Posso affermarlo con assoluta certezza: Genshin Impact in versione sparatutto in terza persona non era minimamente contemplato nella mia bingo card del 2026; non avevo nemmeno preso in considerazione che mutuasse aspetti social asincroni à la Death Stranding, eppure eccoci qui (di questo parlerò a tempo debito, intanto ve lo anticipo). La gelida terra dei Fatui non si limita a offrirci un vasto deserto di ghiaccio da attraversare a bordo di un inedito - seppur affascinante - sistema ferroviario, ma introduce una frattura concettuale nel suo assodato combat system.
Tutto ruota attorno a un peculiare manufatto tecnologico, il cosiddetto Occhio delle Graie; una volta equipaggiato questo dispositivo e varcata la soglia del Regno delle Ombre - misteriose sacche dimensionali dove l'energia elementale e la fisica stessa sembrano giungere a un punto di stallo - le classiche spade, lance e catalizzatori diventano inutili. Al loro posto, il Viaggiatore indossa una tuta da combattime