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I migliori libri della Biblioteca di Babele (parte seconda)
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Riprendiamo la serie di migliori libri che avevamo già visto nella puntata precedente qui su Macity. Come scrivevamo la volta scorsa, il famoso scrittore argentino Borges ha giocato tantissimo con l’idea di biblioteca, l’accumulo di libri, il susseguirsi di stanze, i cataloghi e gli schedari infiniti. E ha ragionato sulle biblioteche che conservano libri e le biblioteche che invece cambiano il modo in cui li guardiamo. Dopotutto, di lavoro lui faceva il bibliotecario cieco. Però qui c’è qualcosa di più.
Se non ne conoscete la storia, la Biblioteca di Babele è stata creata da Jorge Luis Borges per l’editore italiano di eccellenza Franco Maria Ricci. È una collana che nasce da un’idea apparentemente semplice e in realtà vertiginosa: raccogliere racconti fantastici, strani, inquieti e dimenticati, non seguendo la fama degli autori ma una precisa idea della letteratura.
Il lavoro di Borges va oltre la ricerca di capolavori da scoprire o riscoprire. In effetti, l’autore argentino cercava pagine capaci di aprire una porta verso l’impossibile: storie dove la realtà si incrina, dove l’identità diventa un enigma, dove il mondo ordinario lascia intravedere qualcosa di più oscuro e profondo.
Per questo molti libri sono in realtà di difficile reperimento e puntiamo alle versioni fuori catalogo, che comunque vengono venduti nel marketplace di Amazon come libri usati (puntiamo alle edizioni nelle migliori condizioni possibili). Si tratta di un lavoro di riscoperta secondo noi molto importante, che consente di guardare alla letteratura attraverso la lente di un grandissimo autore del canone mondiale.
Qui trovate tutti gli articoli con i Migliori libri di Macity raccolti in un’unica pagina.
Cominciamo subito con un fuori sacco, senza il quale non si sarebbe una lista dei migliori libri di Macity. Ci serve per inquadrare a perfezione il ruolo e la figura di Borges come autore, curatore e uomo di cultura.
Una notte d’estate, dopo una serata passata a casa di Silvina Ocampo e Adolfo Bioy Casares, Estela Canto si trova a camminare verso casa attraverso Buenos Aires in compagnia di Jorge Luis Borges. I due entrano in un bar, lui ordina un bicchiere di latte, lei gli parla della sua ammirazione per Bernard Shaw.
Borges non tarda a innamorarsi della giovane donna, che ha “il sorriso della Gioconda e i movimenti di un cavallino degli scacchi“. Da questo primo incontro nacque la relazione, che durò fino alla fine delle loro vite, tra la talentuosa, colta e attraente scrittrice e Borges, che all’epoca non è ancora il celebre scrittore, ma per gli intimi solamente Georgie.
Ed è così che ce lo restituisce Estela Canto in questo saggio intimo e personale, dalla storia della genesi de l’Aleph, opera che lui le dedicò, alle sedute di psicanalisi di Borges con il dottor Cohen-Miller, a cui lei partecipò, alle lettere appassionate che lui le scrisse mentre stavano insieme, alla loro storia, tra gli scontri, i malintesi e le riappacificazioni comuni alle grandi relazioni.