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NASA, una veste può proteggere gli astronauti dalle radiazioni
Il gruppo che ha sviluppato la veste protettiva AstroRad ha reso noti i risultati dell'esperimento condotto dalla NASA durante Artemis I. La prova ha mostrato che una schermatura indossabile può limitare l'esposizione degli organi più sensibili, offrendo una possibile difesa per gli equipaggi destinati a viaggiare oltre la protezione magnetica terrestre.
Nello spazio le radiazioni sono inevitabili, ma una delle minacce più difficili da gestire è rappresentata dagli eventi di particelle solari: improvvise emissioni di particelle energetiche che possono aumentare sensibilmente la dose assorbita dagli astronauti. AstroRad è stata progettata dalla startup israeliana StemRad, con il sostegno della Israel Space Agency e di Lockheed Martin, proprio per attenuare questa componente dell'esposizione.
La veste non utilizza piombo, materiale efficace contro raggi X e gamma ma meno adatto a fermare alcune particelle presenti nello spazio. AstroRad impiega invece una plastica ricca di idrogeno: gli atomi di questo elemento possono contribuire a rallentare le particelle incidenti senza generare facilmente le pericolose radiazioni secondarie che possono formarsi quando neutroni o elettroni energetici colpiscono materiali molto densi.
La schermatura non copre uniformemente tutto il corpo. Il suo spessore varia in funzione della sensibilità degli organi sottostanti, concentrando la massa dove può risultare più utile. Secondo i ricercatori, questa distribuzione offre una riduzione della dose superiore di circa il 30% rispetto all'impiego della stessa quantità di materiale in uno strato uniforme. La prova rientra nel più ampio lavoro di preparazione dell'hardware di Artemis sulla Terra.
Il test è stato effettuato nel 2022 a bordo della capsula Orion, durante i 26 giorni della missione senza equipaggio intorno alla Luna. Due sofisticati manichini, costruiti con materiali capaci di riprodurre la densità di tessuti, ossa e organi umani, trasportavano ciascuno oltre 5.600 sensori collocati sia sulla superficie sia all'interno del torso.
I modelli, chiamati Zohar e Helga, riproducevano il corpo di donne adulte, poiché mammelle e ovaie sono particolarmente sensibili ai danni da radiazioni. Zohar indossava la veste, mentre Helga viaggiava senza protezione personale: il confronto ha consentito di misurare l'effetto della schermatura lungo la stessa traiettoria e nelle medesime condizioni ambientali.
Artemis I non ha incontrato una grande eruzione solare, perciò l'esperimento non costituisce una dimostrazione diretta dell'efficacia della veste durante una tempesta intensa. I dati raccolti hanno però permesso ai ricercatori di stimare la risposta del sistema a esposizioni più elevate. Prima di adottare la tecnologia nelle missioni con equipaggio serviranno ulteriori valutazioni su mobilità, comfort e prestazioni, soprattutto per i lunghi viaggi verso Marte.
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