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xAI è già un fallimento, e tutto il settore rischia di fare la stessa fine (LeCun)
Yann LeCun ha definito xAI "francamente un fallimento" in una intervista rilasciata a CNBC il 18 giugno 2026. La ragione che cita è netta: "il team fondatore se n'è andato." La ragione che cita è organizzativa, non tecnica e non legata ai benchmark: la capacità di trattenere il talento che costruisce i sistemi.
LeCun non parla più come dipendente Meta. A novembre 2025 ha lasciato l'azienda dove aveva lavorato per oltre un decennio e ha fondato AMI Labs, raccogliendo 1,03 miliardi di dollari in un seed round a marzo 2026 con una valutazione pre-money di 3,5 miliardi. Il suo punto di osservazione è cambiato: è diventato concorrente. Eppure le sue parole su xAI descrivono dinamiche verificabili, documentate da fonti indipendenti, che vanno lette nel merito prima di essere archiviate come attacchi di parte.
La storia delle uscite da xAI è lunga e accelerata. Tutti e undici i co-fondatori non-Musk hanno lasciato l'azienda tra il 2024 e il marzo 2026, con una concentrazione di partenze nelle settimane successive alla fusione con SpaceX annunciata a febbraio 2026. TechCrunch ha documentato l'uscita dell'ultimo co-fondatore a fine marzo, chiudendo un ciclo di smantellamento del nucleo originale che nei mesi precedenti era già visibile a chiunque seguisse i movimenti del settore. Come ha già raccontato Tom's Hardware, xAI ha già perso il team fondatore in modo sistematico, non episodico.
LeCun individua anche il meccanismo che rende difficile invertire questa tendenza. Su Musk e la capacità di attrarre nuovi talenti è diretto: "Elon si trova ora in una posizione molto, molto difficile per assumere persone di primo livello nell'AI, perché si è comportato in modi non proprio esemplari con il team precedente." La reputazione come datore di lavoro si costruisce nel tempo e si distrugge in fretta, e il mercato dell'AI è abbastanza piccolo da rendere quella reputazione un fattore decisivo nelle scelte individuali dei ricercatori.
Il modello di business attuale di xAI rivela quanto profonda sia la difficoltà. L'azienda affitta capacità computazionale dai data center Colossus 1 e 2 a Memphis a Google e Anthropic. LeCun commenta: "è l'unico modo in cui può recuperare i costi." Affittare infrastruttura ai propri concorrenti diretti è una risposta emergenziale a una struttura di costi insostenibile: trasforma xAI da player indipendente a fornitore wholesale per i laboratori che vuole battere.
I numeri confermano la pressione. Il segmento AI/SpaceX ha registrato una perdita operativa di 2,5 miliardi di dollari nel solo primo trimestre del 2026. Bruciare a quella velocità richiede un piano credibile di rientro, e affittare server non ne costituisce uno. La fusione con SpaceX aveva creato aspettative di sinergie industriali, ma l'effetto più visibile è stato il deflusso dei fondatori, non la costruzione di vantaggio competitivo.
La diagnosi di LeCun si allarga poi a tutto il settore. OpenAI e Anthropic, dice, "dovranno aumentare i prezzi, tagliare i costi, oppure assisteremo a una grande esplosione della bolla." Non è la prima volta che qualcuno avverte di un rischio bolla che cresce nell'AI, ma la specificità dell'analisi è diversa rispetto ai commenti generici degli ultimi anni. LeCun indica la struttura economica concreta: i costi di inferenza non scendono abbastanza in fretta rispetto alle aspettative dei clienti, i prezzi al token che i laboratori praticano sono già compressi da una concorrenza aggressiva, e i margini operativi restano negativi.
Il problema non riguarda solo xAI. Come Tom's Hardware aveva già analizzato, le perdite che pesano anche su OpenAI seguono una logica analoga: scala massiccia, ricavi in crescita ma ancora insufficienti a coprire le spese di addestramento e di infrastruttura, investitori che scommettono su una monetizzazione futura ancora da costruire. La differenza tra xAI e gli altri laboratori non è nella struttura del problema, ma nella velocità con cui il team originale si è sgretolato.
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