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Torna ICQ: la nuova app Windows che rievoca gli anni '90
ICQ Reborn 1.2 è stato distribuito alla fine di luglio 2026 e riporta sui PC moderni un’esperienza che sembrava conclusa insieme al servizio originale. Il 29 luglio, alle 19:23:36, l’installer icqreb12.exe è stato registrato in un archivio software con una dimensione esatta di 46.776.205 byte; la stessa versione compariva però in un altro catalogo già il 28 luglio. È dunque certa la sua disponibilità in quei giorni, non una data di rilascio originaria fissata senza ambiguità al 29 luglio.
La notizia non è il ritorno ufficiale della rete creata da Mirabilis, ma qualcosa di più circoscritto e concreto: ICQ Reborn è un progetto gratuito e indipendente, ricostruito da zero come applicazione Windows nativa per riprodurre i client ICQ del periodo 2001-2003. Non è affiliato ai proprietari dell’ICQ originale e non utilizza la sua infrastruttura storica.
Ciò che torna è quindi il modo di usare ICQ. Il programma funziona su Windows 10 e Windows 11, senza richiedere un’installazione separata di .NET, e permette di registrarsi direttamente dall’applicazione. Ogni nuovo account riceve un UIN numerico, mentre elenco dei contatti, finestre compatte, stati di presenza e notifiche sonore ricostruiscono il linguaggio visivo e sonoro dei primi anni Duemila.
Non si tratta soltanto di un’interfaccia da osservare. I messaggi inviati a un contatto offline vengono conservati insieme al relativo timestamp e consegnati al suo accesso successivo; è presente inoltre la riconnessione automatica. Tra i suoni ispirati al programma classico compare anche l’inconfondibile «uh oh», piccolo dettaglio che qui accompagna un sistema di messaggistica realmente funzionante.
La versione 1.2 estende il progetto oltre la riproduzione estetica: aggiunge avatar sincronizzati tramite vCard, schede dei contatti, indicazione dell’ultimo accesso, immagini incorporate nelle conversazioni, stato «Free For Chat», annunci amministrativi e ricerca degli utenti tramite UIN. Sono funzioni che trasformano il remake in un client utilizzabile oggi, pur mantenendo la struttura riconoscibile dell’ICQ di allora.
Vale la pena riprovarlo? Sì, se l’obiettivo è tornare a quel modello di messaggistica sapendo esattamente che cosa si sta usando. ICQ Reborn non riapre il vecchio servizio e non recupera la rete storica: offre una nuova comunità costruita attorno a un server XMPP privato attivo. Il software è gratuito e le donazioni allo sviluppatore restano facoltative.
Per capire perché questa ricostruzione abbia un peso particolare bisogna tornare al novembre 1996, quando Mirabilis pubblicò l’ICQ originale. Il programma portò gli identificativi numerici UIN nella messaggistica istantanea di massa: non un semplice ornamento grafico, ma uno degli elementi centrali di quell’esperienza, oggi ripreso fedelmente da ICQ Reborn.
La crescita fu abbastanza rapida da attirare America Online. L’8 giugno 1998 AOL annunciò l’acquisizione di Mirabilis per 287 milioni di dollari, quando ICQ contava circa 12 milioni di utenti registrati. Quelle cifre spiegano la dimensione raggiunta dal servizio in meno di due anni e il motivo per cui il suo elenco dei contatti, i suoi numeri e i suoi suoni sono rimasti così riconoscibili.
L’identità di ICQ era legata a elementi molto concreti: UIN numerici, piccole finestre, stati di presenza ed elenco dei contatti. ICQ Reborn sceglie proprio le generazioni 2001-2003 come riferimento, conservando questi tratti invece di limitarsi al nome. La nostalgia, in questo caso, nasce dalla precisione con cui viene recuperato un preciso modo di comunicare sul desktop.
La proprietà cambiò ancora nel luglio 2010, quando Mail.Ru Group acquisì il 100% di ICQ da AOL per 187,5 milioni di dollari. Dal prezzo annunciato per Mirabilis nel 1998 a quello pagato dodici anni dopo, la storia societaria accompagnò un servizio che continuava a portarsi dietro la propria identità originaria, soprattutto quel numero personale chiamato UIN.