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Anthropic parla troppo di rischi e ora teme il ban all'export AI
Washington ha bloccato l'accesso dei cittadini stranieri ai modelli più recenti di Anthropic, Mythos e Fable, trasformando una discussione tecnica sulla sicurezza dell'intelligenza artificiale in un caso politico. La decisione conta perché tocca direttamente l'accesso internazionale ai modelli frontier e apre un precedente delicato: un sistema AI sviluppato negli Stati Uniti può essere trattato come una tecnologia sensibile da limitare fuori dai confini nazionali.
Il punto più discusso riguarda il modo in cui Anthropic ha costruito la propria comunicazione pubblica. Un'analisi sulle dichiarazioni ufficiali, sui post social e sugli interventi del gruppo e del CEO Dario Amodei indica che, nel 2026, circa 5 parole ogni 1.000 sono legate a rischio, regolazione o restrizioni. Per OpenAI e Sam Altman il dato equivalente sarebbe molto più basso, circa 0,6 parole ogni 1.000.
La differenza non è solo semantica. Nei testi di Anthropic ricorrono con frequenza termini come rischio, salvaguardia e vulnerabilità, mentre la società si è spesso presentata come la parte più prudente dell'industria AI. Questa impostazione, pensata per rafforzare la fiducia dei regolatori, ora viene letta da alcuni osservatori come un fattore che avrebbe facilitato le restrizioni export sui suoi modelli più avanzati.
Mythos è al centro della vicenda perché viene descritto come capace di individuare falle critiche di cybersicurezza. Anthropic ne aveva inizialmente limitato l'accesso a determinate organizzazioni statunitensi per motivi di sicurezza, lavorando con funzionari governativi a un rilascio controllato prima di ampliarne la disponibilità. Il problema è che la stessa narrativa sui possibili abusi, inclusi attacchi informatici e rischi per infrastrutture critiche, ha reso più facile classificare il modello come tecnologia da controllare.
La reazione del settore è stata dura. Yann LeCun, ex chief AI scientist di Meta, ha attaccato la linea di Amodei, sostenendo che gli allarmi pubblici sull'AI abbiano prodotto esattamente il risultato che l'azienda ora teme. Anche figure vicine al governo statunitense hanno criticato la gestione dei colloqui con l'amministrazione, sostenendo che le preoccupazioni su Fable non sarebbero state affrontate in modo convincente.
Il caso è rilevante anche per l'Europa, dove istituzioni e aziende guardano con attenzione alla possibilità che gli Stati Uniti limitino l'uso non americano dei modelli frontier. Il presidente francese Emmanuel Macron ha collegato la disputa alla necessità di regole più solide e cooperazione tra democrazie, mentre una parte della Silicon Valley teme che il controllo sui modelli frontier possa diventare uno strumento di politica industriale.
C'è però un paradosso evidente: Anthropic ha ammorbidito il proprio linguaggio rispetto al 2023, quando il peso dei termini legati a rischio e regolazione era circa doppio. Nonostante questo, la società resta percepita come il principale attore safety-first tra i grandi laboratori di IA generativa. La vicenda mostra quanto sia sottile il confine tra trasparenza sui rischi e autodenuncia strategica.
Per il mercato, il messaggio è netto: la corsa ai modelli AI non si gioca più solo su prestazioni, costi e capacità di calcolo, ma anche sulla capacità di convincere i governi che l'innovazione resti controllabile. Se il precedente Anthropic dovesse consolidarsi, le prossime release dei grandi laboratori potrebbero essere accompagnate da comunicazioni molto più caute, soprattutto quando in gioco ci sono sicurezza nazionale, cybersicurezza e accesso internazionale.