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House of the Dragon - Stagione 3 - La recensione
Non so voi, ma per il sottoscritto tornare a bazzicare gli intrighi, gli ammazzamenti e i musi lunghi di House of the Dragon a fronte della freschezza di A Knight of the Seven Kingdoms, è stato un po' come infilare gli anfibi dopo un'estate passata con le espadrillas. Non che la serie spinta dallo showrunner Ryan J. Condal mi sia spiaciuta, almeno durante le prime due stagioni, ma sicuramente rispetto a Il Trono di Spade si è sempre concessa pochissime incursioni nella leggerezza e nell'umorismo, finanche nero, puntando semmai su una gravitas pertinente al materiale letterario di riferimento. Mi riferisco, per chi fosse digiuno di faccende fantasy, al romanzo del 2018 Fuoco e Sangue, scritto dal solito George R. R. Martin e impostato come una sorta di mix tra cronaca, racconto storico e mito dedicato alle faccende della dinastia Targaryen.
Un'altra differenza rispetto all'opera di David Benioff e D. B. Weiss sta in una narrazione spalmata lungo un arco temporale più ampio, con personaggi che crescono e cambiano faccia; anche letteralmente, considerato che le due protagoniste della vicenda, Rhaenyra Targaryen e Alicent Hightower, sono state interpretate da attrici diverse a seconda dell'età, con le incarnazioni più recenti affidate rispettivamente a Emma D'Arcy e Olivia Cooke. Sempre le due donne in questione, con la loro amicizia mutata in rivalità a seconda delle evoluzioni narrative, hanno contribuito sensibilmente a mantenere alta la tensione delle prime due stagioni e coeso l'andamento delle varie sottotrame, fornendo un centro di gravità all'intera serie.
Centro che, con queste ultime otto puntate, si è purtroppo indebolito, finendo per consegnare una stagione complessivamente meno efficace e coesa rispetto alle precedenti e, soprattutto, sbilanciata a livello di toni, con sequenze e dialoghi fin troppo in area soap opera persino per un'operazione che non ha mai cercato eccessivamente di nascondere la sua natura da "drammone con i draghi". L'attacco, ad ogni modo, è promettente, con due puntate iniziali popolate da battaglie su più fronti e impostate come culmine e chiusura della tranche precedente, che era stata lasciata in sospeso.
Per certi versi, sembra quasi di assistere a un finale di stagione proposto con due anni di ritardo, al termine del quale vengono formulati dei nuovi equilibri con Rhaenyra finalmente ascesa al trono, apparentemente sostenuta dal compagno nonché zio Daemon (Matt Smith), mentre Alicent, che aveva contribuito all'ascesa dell'ex e forse ancora-vai-a-sapere amica, finisce per rimanere a palazzo a mo' di ostaggio, accompagnata dalla fragile figlia Helaena (Phia Saban).
Tutto a posto? Insomma… Da una parte, infatti, la neo sovrana si trova a fare i conti con i problemi di un regno non esattamente florido, mentre dall'altra sono rimaste diverse braci accese desiderose di rivalsa, in particolare quelle rappresentate dai figli di Alicent: il violento Aemond (Ewan Mitchell), il sadico Aegon (Tom Glynn-Carney) che, tra le altre cose, occupava il trono prima dell'ascesa della sorellastra. Non ultimo il mite Daeron (Benjamin Evan Ainsworth) che, se fino ad ora non aveva combinato granché, in questa stagione finisce per rappresentare un elemento centrale, oltre a funzionare da gancio per introdurre la cosa più simile a un villain principale: Ormund Hightower, interpretato da James Norton.
Ovviamente ci sono un sacco di altri personaggi e mine vaganti che non starò a elencare, vi basti sapere che disposizione e umori dei vari schieramenti cambieranno spesso nel corso delle puntate. A rimanere immutato dopo il buon inizio, purtroppo, è il ritmo non eccezionale della narrazione: per la prima volta la serie fatica infatti a tenere in riga le varie linee narrative che la compongono; e non è solo questione di moltiplicazione dei personaggi, quanto semmai di una mancanza generale di carisma degli stessi.
La tensione tra Rhaenyra e Alicent, pur presente, inizia a mostrare un pochino di fiacca, e la cosa si r