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L'Occhio Nero visto da Hubble e Webb cambia completamente
Gli astronomi hanno combinato le osservazioni del telescopio spaziale Hubble e del James Webb in una nuova immagine dell'Occhio Nero, una galassia spirale dall'aspetto insolito. Il risultato riunisce bande differenti dello spettro elettromagnetico e mostra come i due osservatori, anziché offrire copie della stessa scena, mettano in evidenza componenti diverse della galassia.
L'Occhio Nero, formalmente conosciuto come Messier 64 o M64, si trova nella costellazione della Chioma di Berenice, a circa 17 milioni di anni luce dalla Terra. Scoperta nel 1779 e relativamente isolata rispetto ad altre grandi galassie, deve il proprio soprannome alla struttura scura e arcuata che attraversa la regione centrale, conferendole l'aspetto di un enorme occhio cosmico.
Per realizzare la composizione, gli astronomi hanno utilizzato le osservazioni di Hubble nella radiazione ultravioletta, nella luce visibile e nel vicino infrarosso. Queste bande permettono di distinguere popolazioni stellari, regioni interessate dalla formazione di nuove stelle e strutture oscurate dalla polvere. I colori dell'immagine sono una rappresentazione scientifica delle diverse lunghezze d'onda, non quelli che vedrebbe direttamente l'occhio umano.
Webb aggiunge osservazioni nel vicino e nel infrarosso medio, capaci di attraversare parte della polvere e di seguire materiale relativamente freddo che risulta meno evidente alle lunghezze d'onda visibili. La sovrapposizione dei dati consente quindi di confrontare stelle, polveri e gas senza trattare i due telescopi come strumenti intercambiabili: ciascuno registra una porzione specifica dell'emissione proveniente da M64.
La caratteristica dinamica più singolare della galassia era già conosciuta: il gas nelle regioni esterne ruota nella direzione opposta rispetto al gas e alle stelle più vicini al centro. Questo gas contro-rotante produce una configurazione rara tra le galassie a spirale. L'immagine composita ne illustra la complessità, ma da sola non determina l'origine del moto, che richiede misure spettroscopiche e modelli dinamici.
La medesima complementarità strumentale è stata sfruttata nelle osservazioni di Hubble e Webb su Omega Centauri. Nel caso di M64, l'unione delle bande chiarisce soprattutto quali strutture dominino alle diverse lunghezze d'onda e aiuta a separare fenomeni che, in una singola fotografia, apparirebbero sovrapposti.
Il lavoro offre anche un'anticipazione del metodo che sarà rafforzato dal futuro Nancy Grace Roman Space Telescope, progettato per osservare ampie porzioni di cielo. Hubble potrà continuare a fornire dettagli nell'ultravioletto e nel visibile, mentre Webb studierà l'universo infrarosso: l'Occhio Nero dimostra come osservatori con capacità differenti possano costruire insieme una descrizione fisica più completa.
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