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Black Myth Zhong Kui sembra talmente epico da mozzare il fiato
Game Science torna a mostrare i muscoli con un nuovo capitolo della saga di Black Myth dopo l'enorme successo di Wukong.
Appena due anni fa, nell'estate del 2024, il neonato team cinese Game Science ha travolto l'industria videoludica con Black Myth: Wukong, un action RPG basato sul leggendario romanzo tradizionale "Viaggio in Occidente", che è riuscito a stupire anche il più incallito degli scettici grazie a una realizzazione tecnica di prim'ordine, a un gameplay straordinariamente appagante e, forse in misura ancora maggiore, a una direzione artistica davvero a fuoco che pescava dalle ispirazioni classiche della cultura orientale per proporre un'avventura davvero indimenticabile (eccovi la nostra recensione di Black Myth Wukong). Oggi, come un fulmine a ciel sereno, il team di Shenzhen ha alzato il sipario sulla prossima iterazione del suo affascinante progetto antologico dedicato al folklore e alla mitologia cinese, stavolta incentrato sull'illustre figura di Zhong Kui, cacciatore di demoni dalle divine abilità e guardiano del mondo dei vivi, baluardo della resistenza contro gli spiriti maligni.
Il lungo video di gameplay, pubblicato a sorpresa per celebrare il secondo anniversario di WuKong, permette di dare una prima occhiata a quella che viene definita una "versione preliminare" del gioco che, però, mostra fin da ora una qualità tecnica - senza mezzi termini - impressionante. Sebbene Black Myth: Zhong Kui non abbia ancora una finestra di lancio, infatti, il collettivo asiatico dimostra ancora una volta la sua sbalorditiva abilità nello sfruttare l'ormai onnipresente Unreal Engine per portare alla vita un mondo dai contorni oscuri ma dannatamente intrigante, fatto di creature inquietanti quanto suggestive e arricchito da un'impronta stilistica di assoluto pregio.
La breve introduzione, probabilmente volta a enfatizzare gli ottimi risultati ottenuti nelle animazioni facciali, mette in luce anche altri dettagli notevoli come la resa del panneggio degli abiti, la morbidezza dei capelli e la rigogliosa vegetazione circostante che si muove sospinta dal vento, tutti fattori che contribuiscono a una presentazione visiva di altissima qualità. Analogamente, anche la riproduzione dei materiali come terra, legno e roccia e la rappresentazione dei corpi acquatici sembrano aver ricevuto un'importante dose di cura da parte degli sviluppatori. Nemmeno il tempo di assimilare l'estrema bellezza di ciò che si avvicenda davanti ai nostri occhi che vediamo il protagonista battersi contro un nutrito gruppo di avversari brandendo la sua jian (tradizionale spada dritta a doppio filo impiegata dagli celebri artisti marziali cinesi per oltre 4000 anni). Ed è qui che emerge il mirabile lavoro svolto nella definizione di un combat system se possibile ancora più entusiasmante di quello visto nell'opera precedente. Laddove lo scimmiotto dorato metteva in scena uno stile di lotta quasi ferale (sebbene anch'esso caratterizzato da una certa eleganza), il nuovo guerriero di Black Myth si muove con la leggiadria tipica dei maestri del jianshu, esibendosi in colpi precisissimi, schivate sul filo del rasoio, parry, capriole e violente esecuzioni. Il tutto è condito da una libreria di animazioni davvero mozzafiato che amplifica ulteriormente la sensazione di epicità trasmessa dalle immagini: la sua lama volteggia in modo quasi ipnotico mentre dilania gli avversari e sporca in maniera realistica di sangue i suoi vestiti ma ciò che stupisce maggiormente sono le complesse interazioni tra il corpo del protagonista e quello dei nemici, segnale evidente che è stato impiegato un sistema che si adatta dinamicamente per rispondere agli input del giocatore e restituire un'ampia gamma di azioni differenti su schermo. Un netto passo avanti anche rispetto ai virtuosismi di Wukong.
Una volta sbrigata la pratica, il prode combattente prosegue lungo il suo cammino svelando un'attenzione decisamente più marcata rispetto a quanto visto in precedenza nell'ambito dell'esplo