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Giuseppe che vive nel paese che non c'è più, 'io resto'
"Sono legato a questo posto e continuo a crederci: non sono abituato a mollare". Giuseppe Filotei ha 28 anni e da Pescara del Tronto non se n'è mai voluto andare. Dieci anni fa, quando la scossa del 24 agosto 2016 cancellò la frazione di Arquata del Tronto (Ascoli Piceno), era appena maggiorenne. Oggi vive ancora in una Soluzione abitativa d'emergenza (Sae), lavora nell'azienda agricola di famiglia e continua a immaginare il proprio futuro lì, in un luogo dove quasi tutti i suoi coetanei hanno invece scelto di costruirsi una vita altrove.
"Come sono stati questi dieci anni? Tante promesse e pochi fatti, parole al vento. La situazione è ancora questa", racconta all'ANSA guardando quello che resta di Pescara del Tronto. "È rimasto tutto così per dieci anni, ma noi non molliamo", ribadisce. Giuseppe aiuta il padre e la madre nell'attività di famiglia, un'azienda agricola con pecore, capre e agnelli collegata alla macelleria nella zona industriale di Pescara del Tronto. La sorella, invece, da cinque anni ha lasciato il territorio. Lui è rimasto: "Sono legato a questo posto, sono nato qui e non mi sentivo di andare via. La speranza è l'ultima a morire".
Nella notte del sisma non ha perso familiari, ma ha perso amici e soprattutto, dice, una parte importante della sua giovinezza. "Gli anni migliori che potevamo vivere qui ci sono stati rubati. - racconta - Prima, soprattutto d'estate, era pieno di gente, arrivavano tanti romani, tanti amici. Adesso non tornano più perché non sanno neppure dove andare".
La casa della sua famiglia è stata distrutta e ogni giorno Giuseppe si affaccia senza vedere più il borgo nel quale è nato e cresciuto. "Dopo dieci anni quasi ci si abitua - dice - ma non è una cosa normale e non dovrebbe succedere a nessuno". Restare significa anche fare i conti con una solitudine che per un ragazzo di 28 anni pesa. Giuseppe vorrebbe un giorno costruirsi una famiglia, ma ammette che persino trovare una fidanzata è diventato difficile: "Tanta gente è andata via, molti della mia età non sono più tornati". Alla domanda se oggi sia felice, sorride amaro: "A metà, diciamo. Non è semplice svegliarsi ogni mattina e non stare nella propria casa". Eppure Giuseppe continua a esserci. Lavora, resiste e guarda a Pescara del Tronto come al posto nel quale vorrebbe continuare a vivere. "Il mio futuro qui? Speriamo. Io ci provo", dice convinto. Dopo dieci anni di attesa, la sua scelta resta la stessa: non andarsene e continuare a credere che quel paese possa tornare a vivere.