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17 sonde svelano il lato nascosto di un'eruzione solare
Un gruppo guidato da Adrienn Luspay-Kuti, ricercatrice della Johns Hopkins APL, ha combinato le misure di 17 veicoli spaziali per ricostruire un'eruzione avvenuta sul Sole nel dicembre 2024. La distribuzione delle sonde in regioni differenti del Sistema Solare ha rivelato una componente veloce diretta verso la Terra e Marte che, osservata da una prospettiva meno ampia, sarebbe rimasta nascosta.
Il fenomeno studiato era un'espulsione di massa coronale, o CME: una grande nube di plasma magnetizzato scagliata dalla corona solare e capace di espandersi nello spazio interplanetario. Le particelle cariche trasportate da queste eruzioni possono produrre aurore quando raggiungono la Terra, ma rappresentano anche un potenziale rischio radiativo per astronauti e veicoli spaziali.
Il precedente primato per l'osservazione di una singola CME coinvolgeva dieci sonde, collocate però quasi lungo la stessa direttrice tra il Sole e la Terra. La nuova rete era molto più dispersa e ha mostrato due lobi asimmetrici: quello rapido attraversava il settore Terra-Marte, mentre quello più grande e lento si propagava verso ovest, in direzione di STEREO-A.
La nube fu rilevata inizialmente a circa 0,35 UA dal Sole, nei pressi di Mercurio e della missione BepiColombo. Nei giorni successivi la componente nascosta raggiunse la Terra, dove venne registrata da diversi strumenti senza generare aurore significative. Il lobo lento arrivò invece presso STEREO-A, che orbita intorno al Sole alla stessa distanza media della Terra ma si trova molto più avanti lungo l'orbita.
Anche una mancata rilevazione ha fornito informazioni essenziali. Solar Orbiter, allora a 0,94 UA dal Sole e appena 10 gradi fuori dalla linea Sole-Terra, non intercettò la nube: un dato che ha consentito ai ricercatori di limitarne l'estensione e ricostruirne meglio la forma. Il lobo diretto verso Terra e Marte viaggiava in media a 840 chilometri al secondo, contro i 534 chilometri al secondo dell'altra componente.
Entrambi i lobi rallentarono interagendo con il vento solare, ma con evoluzioni differenti: presso STEREO-A la componente lenta era scesa a circa 400 chilometri al secondo. Più lontano, Europa Clipper intercettò il lobo veloce a 1,19 UA durante il viaggio verso Marte per una manovra di assistenza gravitazionale; anche MAVEN lo registrò in prossimità del pianeta rosso.
Le osservazioni indicano che questa CME non avanzava come un fronte unico e uniforme. Il risultato non implica che tutte le eruzioni solari abbiano la stessa struttura, ma mostra quanto una rete di sonde distribuite su traiettorie differenti possa migliorare i modelli di propagazione. Individuare una componente veloce prima che raggiunga astronauti o sonde offrirebbe più tempo per adottare misure contro particelle energetiche e radiazioni.
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