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Pavel Durov ricorda l’indagine francese e accusa altri governi
Esattamente due anni fa, Pavel Durov è stato arrestato all’aeroporto di Le Bourget in Francia. Il CEO di Telegram ha ricordato la sua detenzione durata tre giorni con un post sul canale Telegram personale. Ha quindi approfittato dell’anniversario per ribadire che la moderazione sulla piattaforma non è peggiore rispetto a quella dei concorrenti e per evidenziare i tentativi di censura da parte di altri governi.
Pavel Durov è stato accusato dalle autorità francesi per crimini commessi dagli utenti. Il CEO è stato considerato complice a causa dell’assenza di moderazione su Telegram. Dopo alcuni giorni di custodia cautelare era stato rilasciato in libertà vigilata, pagando una cauzione di 5 milioni di euro. Doveva inoltre recarsi in una stazione di polizia due volte alla settimana e non poteva lasciare la Francia.
Queste restrizioni sono state successivamente revocate e ora può viaggiare liberamente all’estero, ma l’indagine è ancora in corso. Durov ha evidenziato che, negli ultimi due anni, sono emerse chiare prove dei motivi per cui Telegram viene attaccato dai governi.
Abbiamo assistito all’emergere di uno schema ricorrente in diversi paesi: Telegram subisce pressioni per concedere favori politici, come la censura o la sorveglianza illegali. Quando ci rifiutiamo, i media locali e le organizzazioni non governative lanciano campagne orchestrate che dipingono Telegram come un covo di criminalità, dalla pedopornografia al terrorismo.
A fine luglio, la Russia ha emesso un mandato di arresto internazionale per Durov, in quanto Telegram verrebbe utilizzato dall’Ucraina per organizzare attentati terroristici. All’inizio di agosto è stato avviato un procedimento civile in Australia perché non sono stati rimossi materiali pro-terrorismo. Apple ha invece rimosso temporaneamente l’app dal suo store per la pubblicazione di contenuti pedopornografici.
Durov ha sottolineato che la moderazione su Telegram non è peggiore di quella dei concorrenti. Il CEO ritiene che i governi prendano di mira solo le piattaforme che rifiutano le loro richieste politiche segrete, mentre le piattaforme che accettano tali accordi non vengono toccate. Durov cita come esempio Meta che mostra annunci pubblicitari pedopornografici.