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L’inferno sotterraneo di Metro 2039
L’ultima volta che ho incrociato la metropolitana postapocalittica di Metro risale a due anni fa con Metro Awakening, episodio in VR non del tutto riuscito ma che è servito a molti fan della serie per colmare un digiuno che andava avanti dal 2019, quando Metro Exodus tentò la strada del semi open-world con buoni risultati. Fatto sta che da quel 2019 a oggi sono passati sette anni e finalmente 4A Games, dopo una lunga e travagliata lavorazione tra l’Ucraina e Malta, è pronta a portare sul mercato il quarto episodio principale della serie.
In realtà, alla fine saranno otto gli anni di distanza da Metro Exodus, visto che Metro 2039 sbarcherà su PC e console, Switch 2 esclusa, il 27 febbraio del 2027. Manca ancora molto, insomma, ma negli ultimi giorni ho potuto provare in streaming una build del gioco che Plaion ha messo a disposizione della stampa specializzata su GeForce Now. Proprio per questo motivo non mi dilungherò molto sull’aspetto grafico, da sempre un fiore all’occhiello della serie, visto che a tratti la compressione video era piuttosto visibile, ogni tanto la risoluzione andava incontro a cali improvvisi e, in generale, non era possibile cambiare nessuna impostazione.
4A Games sembra comunque aver colto nel segno per l’ennesima volta, ricostruendo con una nuova versione del motore proprietario 4A Engine un mondo post-apocalittico bellissimo da vedere, con una cura maniacale per l’illuminazione, il dettaglio delle armi e i volti dei PNG. Bisognerà ovviamente vedere come il gioco se la caverà su un PC "normale", su Xbox Series X/S e PlayStation 5, ma da quanto visto in questa build Metro 2039 sembra una meraviglia da vedere.
Sono anche altri, però, gli aspetti di questo attesissimo ritorno che mi hanno convinto e sorpreso. Tanto per cominciare, 4A Games non ha tratto la trama del gioco da un romanzo del creatore della serie, Dmitry Glukhovsky, pur avendo collaborato con lo scrittore russo. La prima conseguenza è che Artyom, protagonista dei primi tre capitoli, non è più della partita e lo stesso vale per il Serdar di Metro Awakening. Qui il protagonista è Lo Straniero, personaggio misterioso, solitario e tormentato da incubi ricorrenti che, per circostanze legate al suo passato, è costretto a tornare nei tunnel della metropolitana di Mosca.
Sulla trama non posso dire molto perché la build è ambientata circa a metà gioco, ma da quanto 4A Games ha svelato durante un breve evento rivolto alla stampa specializzata, Metro 2039 è incentrato sia su una misteriosa missione che il protagonista deve portare a termine per motivi personali, sia sul conflitto che lo spingerà a scontrarsi con il Novoreich, un ordine dittatoriale guidato dal fanatico Hunter a cui i sopravvissuti della stazione della metropolitana di Sevastopolskaya, mai apparsa finora nella serie, si oppongono.
C’è, insomma, ancora l’elemento di lotta politica come nei precedenti capitoli della serie e lo stesso Hunter rappresenta uno dei pilastri narrativi di Metro 2033, sebbene qui sia presentato sotto una luce molto più sinistra e deviata. Nella demo, in cambio di informazioni utili a proseguire nella missione principale, bisogna aiutare il capo di Sevastopolskaya a eliminare Kaban, il leader dei predoni locali al soldo del Novoreich. La build ha inizio nella stazione sotterranea, giusto il tempo per prendere confidenza con i controlli e con il banco di lavoro, strumento essenziale per la modifica delle armi e la creazione di vari oggetti e munizioni.
Dopo essere uscito dalla stazione e aver esplorato il livello superiore, il gioco si sposta all’esterno ed è qui che la build prende davvero il via. Il primo impatto con questo mondo segnato dalla distruzione è esattamente quanto mi aspettavo da un nuovo Metro. Il feeling, infatti, è quello tipico della serie, sopratutto di Metro Exodus, tra atmosfere lugubri, edifici in rovina e una costante sensazione di pericolo che fa entrare fin da subito il gioco in territori survival.
Anche se la build mette a disposizio