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Metro 2039: il ritorno dell'incubo post-apocalittico che stavamo aspettando
Metro 2039 segna il ritorno alle atmosfere claustrofobiche e horror della serie, con gameplay rinnovato, ambienti densi e comparto tecnico eccellente.
Grazie a un'opportunità concessaci dal publisher Plaion, abbiamo avuto modo di giocare una demo dalla durata di circa tre ore di Metro 2039, l'atteso nuovo capitolo dell'IP portata alla luce dal collettivo ucraino 4A Games, ormai assente dalle scene da oltre sette anni. La build a nostra disposizione ci ha permesso di dare un primo sguardo alle atmosfere del titolo nonché di saggiare i nuovi meccanismi ludici architettati dal team capitanato dal director Andriy 'mLs' Shevchenko e di addentrarci in quello che viene descritto come il 'Metro più oscuro e spaventoso di sempre'. Ecco cosa abbiamo scoperto.
La sensazione, muovendo i primi passi in Metro 2039 è immediatamente familiare, già dai primi passi al di fuori della stazione della metro di Sevastopolskaya.
Ci troviamo immersi in un ambiente desolato, devastato dalle bombe e dalla brutalità della guerra; il contatore geiger che portiamo sul polso sussurra prefigurando la presenza di radiazioni potenzialmente letali; il respiro affannoso del nostro alter-ego spezza il silenzio surreale che ammanta il mondo esterno mentre, in lontananza, è possibile sentire le urla agghiaccianti delle mostruosità vaganti che si annidano nelle carcasse abbandonate e polverose di veicoli ed edifici. Ci siamo lasciati alle spalle (almeno per il momento) gli ambienti sconfinati e illuminati a giorno di Exodus: per la nuova iterazione del franchise ispirato alle opere post-apocalittiche dell'autore russo Dmitrij Gluchovskij, il team di 4A Games ha deciso di tornare alle radici del brand, proponendo un'avventura dai contorni tetri e asfissianti, capace di evocare sentimenti di claustrofobia anche nei frangenti che passeremo all'aperto, sotto al cielo plumbeo di una Mosca corrosa dalla violenza, dalla fame e dalla malattia. Eppure c'è anche molto di nuovo da scoprire nella nuova incarnazione di Metro, a partire dal nuovo protagonista. All'indomani dell'agrodolce finale del terzo capitolo (qualora abbiate scelto la diramazione positiva), infatti, la serie ha spostato il suo riflettore dalle nobili gesta del prode Artyom Alekseyevich Chyornyj a quelle di un nuovo individuo, ancora per larga parte avvolto nel mistero sia in termini di provenienza che di intenzioni.
Sappiamo, a giudicare dal suo vestiario, che ha fatto parte (almeno per un breve periodo di tempo) dell'Ordine di Sparta e sappiamo che sta cercando spasmodicamente qualcosa o qualcuno nei territori esterni alle relativamente sicure stazioni della metropolitana che, in questo immaginario da incubo, rappresentano le ultime roccaforti della civiltà umana, sull'orlo del definitivo collasso.Sappiamo anche, a detta degli stessi sviluppatori, che l'uomo copertina di Metro 2039, a cui ci riferisce semplicemente come 'Lo Straniero', è una figura ambigua, ben lontana dal concetto di eroismo su cui era edificato il carattere dell'illustre predecessore. Laddove nella trilogia classica si poteva intravedere, tra le righe di una scrittura volta a evidenziare la spessa coltre di oscurità che attanaglia questo mondo, lo spirito di abnegazione e di magnanimità di Artyom, qui verremo messi nei panni di un combattente profondamente differente, in apparenza mosso solo dalla ferrea volontà di raggiungere i propri personali obiettivi, senza curarsi troppo del bene comune. Per farlo, dovrà intessere una fitta rete di alleanze (e ostilità) con gli altri componenti di questo decadente firmamento distopico, a partire dagli abitanti della già citata stazione di Sevastopolskaya, il punto di inizio della versione di prova.
A detta del reggente del posto, il celeberrimo Hunter, figura di riferimento per Artyom, già apparso nelle precedenti edizioni, è inspiegabilmente assurto a Kaiser del culto neonazista del Neoimpero, organizzazione paramilitare che vuole annettere la stazione al proprio dominio e muovere un'atroce cr