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Disney+ e VP9, il contenzioso con InterDigital si allarga
Il contenzioso tra Disney e InterDigital sulla tecnologia usata da Disney+ entra in una nuova fase. La società specializzata in ricerca e licenze brevettuali ha annunciato di aver ampliato la propria iniziativa giudiziaria davanti al Tribunale Unificato dei Brevetti (UPC), sostenendo che anche il codec VP9 impieghi sue tecnologie protette senza una licenza. È un passaggio importante, perché VP9 è stato adottato dalla piattaforma come soluzione alternativa dopo le decisioni europee riguardanti il formato HEVC.
InterDigital sviluppa tecnologie per la connettività wireless, la compressione video e altre piattaforme digitali, monetizzandole attraverso accordi di licenza. Nell’aggiornamento pubblicato sul contenzioso, l’azienda afferma che Disney avrebbe continuato a utilizzare innovazioni brevettate senza corrispondere royalty eque. Si tratta della posizione di InterDigital, destinata ora a essere valutata nella nuova azione giudiziaria.
Il quadro nasce da una serie di provvedimenti ottenuti dalla società in Brasile, Germania e davanti all’UPC. In Europa, due decisioni emesse tra giugno e luglio 2026 hanno riguardato brevetti legati a HEVC e si sono applicate a undici Paesi, Italia compresa. Le conseguenze tecniche per Disney+ non sono state uniformi in tutti i mercati: in alcuni casi sono scomparse o sono state ridotte funzionalità come 4K UHD, HDR10, Dolby Vision e 3D, con differenze anche in base al dispositivo utilizzato.
Come avevamo spiegato nel nostro precedente articolo sulle limitazioni di 4K e HDR su Disney+, la piattaforma aveva indicato di aver adottato una tecnologia alternativa per ripristinare progressivamente il 4K UHD. Disney aveva inoltre avvertito che la disponibilità poteva variare da un dispositivo all’altro e aveva dichiarato di essere al lavoro per ampliare la compatibilità e riportare l’HDR.
Quella tecnologia alternativa è VP9, codec sviluppato nei primi anni Dieci e spesso presentato come una soluzione priva di royalty. Secondo InterDigital, VP9 può supportare la riproduzione in 4K su alcuni dispositivi ma non risolve tutte le limitazioni legate all’HDR. L’azienda sostiene inoltre che il codec utilizzi comunque tecnologie nate dal lavoro dei propri ricercatori e di altre società, perciò il suo impiego non chiuderebbe la questione delle licenze.
Josh Schmidt, Chief Legal Officer di InterDigital, ha riassunto la posizione dell’azienda affermando che "qualsiasi utilizzo di VP9 continua a violare la nostra innovazione brevettata". Schmidt sostiene che Disney non possa ricorrere al codec per evitare il pagamento delle royalty e, nello stesso tempo, offrire agli abbonati un’esperienza inferiore. Ha inoltre ricordato che i ricavi delle licenze vengono reinvestiti nella ricerca su video, wireless e intelligenza artificiale.
Per gli utenti, il punto più concreto resta la corrispondenza tra quanto promesso dal piano Disney+ Premium e ciò che è effettivamente disponibile su televisori e altri dispositivi. Il ripristino del 4K tramite VP9 ha migliorato la situazione solo in parte: la compatibilità non è ancora omogenea e l’HDR non sempre è presente. Di conseguenza, due abbonati allo stesso piano potrebbero ottenere prestazioni diverse a seconda dell’hardware e del codec effettivamente impiegato.
L’UPC dovrà ora esaminare le rivendicazioni di InterDigital e le difese di Disney prima di pronunciarsi anche su questo tema. Nel frattempo, la piattaforma dovrà gestire sia il fronte legale sia quello tecnico, cercando di mantenere le funzionalità Premium senza incorrere in ulteriori restrizioni nei mercati interessati.
Resta quindi aperta una questione che va oltre il confronto tra due aziende: la continuità della qualità video per chi paga il piano più costoso. Un accordo di licenza potrebbe ridurre l’incertezza, mentre un contenzioso prolungato rischia di lasciare ancora per qualche tempo disponibilità, qualità e compatibilità dipendenti dal Paese e dal dispositivo scelto.
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