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8 miliardi di data center in Lombardia e Piemonte, la vera partita è nei cantieri
Il Governo assegna interesse strategico nazionale a due progetti di data center, uno in Lombardia e uno in Piemonte. Gli investimenti dichiarati valgono insieme 8 miliardi di euro, quattro per ciascun progetto, con base normativa nell'articolo 13 del Decreto Asset. Il Consiglio dei Ministri ha riconosciuto la strategicità dei due programmi, attivando la procedura semplificata prevista dalla norma.
Per una PMI il dettaglio che conta è cosa cambia nella pratica quotidiana dei permessi, non la cifra complessiva. La strategicità trasferisce il coordinamento dai singoli enti locali a un commissario di governo, lo stesso meccanismo che ha già semplificato l'iter autorizzativo per queste infrastrutture. Conta più del comunicato stampa: per chi deve pianificare forniture e manodopera, sapere quando parte un cantiere vale quanto sapere quanto vale l'appalto.
Il primo progetto porta la firma di Equinix e prevede sette nuovi data center tra i comuni di Settimo Milanese e Cusago, nell'area metropolitana di Milano. L'investimento è di 4 miliardi di euro con un orizzonte che arriva al 2033, alimentato da energia dichiarata 100% rinnovabile grazie a un accordo già in essere, con recupero del calore di scarto dai server. Con questi sette impianti la Lombardia sale a dieci data center con lo status di interesse strategico, su un totale regionale di circa settanta strutture già operative.
Il rapporto tra le due cifre dice qualcosa da solo: la maggioranza dei data center lombardi resta fuori dal perimetro della strategicità nazionale. Continua invece a seguire le regole ordinarie.
Sul fronte occupazionale il cantiere richiama circa 1.500 lavoratori nella sola fase costruttiva, mentre a regime i posti diretti e indiretti scendono sotto quota 500. Alcune analisi di settore, non il comunicato ufficiale, stimano un valore aggiunto di 2,2 miliardi in fase di costruzione e 1,4 miliardi in fase operativa, con un indotto complessivo superiore ai 5 miliardi. Sono numeri che vanno letti con cautela, perché restano stime esterne e non dati certificati dal Governo.
In Piemonte il secondo investimento nasce nell'ex centrale termoelettrica Galileo Ferraris, a Trino, provincia di Vercelli, nell'area di Leri Cavour. Anche qui la cifra dichiarata è di 4 miliardi di euro, con lo sviluppo indicato da fonti giornalistiche regionali, non confermate dal comunicato ufficiale, in capo a TechBau. Il calendario prevede la conferenza dei servizi entro fine 2026, l'autorizzazione unica entro il 2027 e la prima fase operativa entro il 2028.
Anche qui il grosso dell'occupazione si concentra nel cantiere, con una media di 1.200 lavoratori e picchi oltre 2.000 unità nei momenti di massima attività. A regime restano 300-350 tecnici qualificati più circa mille posti indiretti nell'indotto locale. Sommando i due progetti si arriva a un massimo di 3.700 lavoratori impegnati in cantiere tra il 2026 e il 2028.
Nei cantieri di un data center hyperscale il valore aggiunto sta negli impianti: alimentazione elettrica ridondante, gruppi di continuità, raffreddamento, cablaggio strutturato e sistemi antincendio, più che nel capannone. Per una PMI impiantistica italiana qualificarsi significa spesso entrare come subappaltatore di secondo o terzo livello di un general contractor internazionale, non contrattare direttamente con Equinix o con lo sviluppatore piemontese. Le gare che precedono l'avvio dei lavori si aprono in genere dodici-diciotto mesi prima del cantiere, in un mercato che secondo alcune analisi di settore rischia di restare frenato dalla scarsità di manodopera qualificata.
Il rovescio della medaglia è la concentrazione contrattuale: pochi general contractor intermediano la gran parte delle commesse, lasciando alle imprese locali margini compressi e tempi di pagamento allineati a standard esteri. È un problema già noto nel settore delle costruzioni industriali, e la scala degli 8 miliardi lo amplifica. Chi entra tardi nella filiera trova le posizioni migliori già occupa