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Debian si apre al codice scritto con l'AI, ma la comunità si divide
Debian ha votato dal 15 al 28 agosto 2026 su otto proposte per regolare l'uso dell'AI generativa nei contributi di codice. Erano chiamati alle urne 1.045 sviluppatori con diritto di voto, e il quorum di 48,49 voti è stato superato da tutte le opzioni in gara. La General Resolution "LLM usage in Debian" e i suoi risultati sono pubblicati sul sito del progetto, insieme al testo integrale delle otto proposte.
Il voto ha usato il metodo Condorcet, nella variante Cloneproof Schwartz Sequential Dropping che Debian applica a ogni general resolution. Le tre proposte permissive si giocano appena quattordici voti di distacco, con "A cautious approach" a 276 e "Allow AI-Assisted Contributions" a 267. Vince "Responsible Use of Generative AI" con 281 voti: nessun obbligo e nessun divieto verso l'uso di AI generativa nei contributi, come lo conferma anche un resoconto indipendente del voto.
Il divieto totale ha preso il punteggio più basso delle otto opzioni in gara: appena 144 voti, per l'opzione che avrebbe modificato il Contratto Sociale di Debian e vietato l'AI nello sviluppo. Le altre proposte di segno restrittivo hanno preso 176, 213 e 225 voti, sempre sotto le tre permissive. Il vero campo di battaglia era tra chi voleva permettere l'AI in un modo o nell'altro, con tre versioni diverse di sì a contendersi il primo posto per una manciata di voti.
Il testo approvato non promuove né vieta l'uso di strumenti di AI generativa nello sviluppo, nella manutenzione o nella documentazione del software. Pretende però standard di qualità identici, indipendentemente da come e con quali strumenti un contributo è stato prodotto: correttezza, manutenibilità e conformità legale valgono uguali per una patch scritta a mano e per una generata da un modello. La disclosure resta incoraggiata, mai obbligatoria: chi contribuisce può dichiarare l'uso dell'AI, ma nessuno lo obbliga a farlo.
Due clausole restringono il permesso appena concesso. I dati riservati e quelli di sicurezza restano fuori dai servizi AI di terzi non fidati, e le modifiche automatizzate su larga scala richiedono discussione preventiva e supervisione umana prima del merge. Il precedente esiste già nell'open source: un progetto ha visto agenti AI provare a inserire codice malevolo spacciandosi per collaboratori legittimi.
Cambiare il Contratto Sociale di Debian richiede una maggioranza dei tre quarti. La soglia dei tre quarti rendeva il divieto quasi impossibile a prescindere dai voti reali. Nessuna proposta restrittiva si è avvicinata a quella soglia, e il divieto era fuori portata ancora prima che un solo sviluppatore votasse.
Altri progetti hanno risposto allo stesso dilemma con la scelta opposta. NetBSD tratta il codice generato da AI come "tainted code", da accettare solo con approvazione scritta preventiva, e Gentoo lo ha vietato nel 2024 citando le violazioni di copyright dei modelli commerciali nell'addestramento. Sono le due distribuzioni che hanno aperto il fronte del divieto.
Oracle ha scelto lo stesso lato per OpenJDK, e Java resta per ora senza codice scritto con l'AI. Linux ha invece percorso la strada di Debian: Linus Torvalds ha respinto le richieste di una politica anti-AI, valutando i contributi sul merito tecnico invece che sull'origine. Un'altra distribuzione, Cloud Hypervisor, aveva scelto il divieto già nel 2025, segno che la frattura corre progetto per progetto.
Il testo approvato non dice chi verifica se una patch scritta con l'AI è abbastanza buona per Debian. Il voto ha deciso cosa è permesso e ha lasciato invariato chi controlla, cioè il singolo maintainer del singolo pacchetto. Chi contribuisce con l'AI vuole velocità e libertà dagli obblighi di disclosure; il maintainer vuole qualità con lo stesso tempo di sempre; il progetto vuole apparire allineato ai tempi senza scontentare i puristi della DFSG.
Il rischio pratico è già successo altrove: Torvalds stesso ha cambiato le regole su Linux dopo che i report generati con l'AI avevano intasato i canali dei