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Fino a 20.000 euro a fondo perduto per cloud e cybersecurity, ecco come le PMI possono partecipare
Le PMI e i lavoratori autonomi possono chiedere un contributo a fondo perduto per acquistare servizi cloud e strumenti di cybersecurity. Il fondo vale 150 milioni di euro, con 71 milioni riservati alle regioni del Sud. Tempi e modalità sono stabiliti da un decreto del ministero, datato 4 agosto 2026 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 21 agosto.
Il decreto attua un provvedimento del 18 luglio 2025 e apre una finestra di alcuni mesi prima che le domande diventino effettive. Qui il soggetto che valuta ed eroga il contributo è il MIMIT, il ministero delle Imprese e del Made in Italy.
La procedura si divide in due tempi separati, precompilazione e invio formale. Dalle ore 12:00 del 20 ottobre 2026 parte la fase di precompilazione, in cui l'impresa carica i dati sulla piattaforma senza ancora inviare nulla di formale. L'invio della domanda si apre dalle ore 12:00 del 10 novembre 2026 e resta attivo fino alle ore 12:00 del 20 gennaio 2027.
Le due fasi servono a correggere gli errori nei dati caricati prima che l'invio diventi definitivo. Chi arriva pronto al 20 ottobre guadagna margine per verificare requisiti e fornitore prima della scadenza del 20 gennaio.
Le PMI e i lavoratori autonomi possono partecipare su tutto il territorio nazionale, senza esclusioni di settore. Il contributo copre il 50% delle spese ammissibili, con un tetto massimo di 20.000 euro per impresa e un piano minimo di 4.000 euro.
Il piano di spesa può includere hardware e software di cybersecurity, come firewall, antivirus e sistemi di cifratura, oltre a servizi cloud nelle tre forme IaaS, PaaS e SaaS. I servizi professionali di configurazione e monitoraggio possono pesare al massimo il 30% del piano.
ERP e CRM entrano nel piano solo in formato SaaS su cloud. La versione installata sui server dell'azienda resta esclusa dal contributo.
Il decreto vincola la scelta del fornitore. Serve un operatore iscritto in un elenco ufficiale, con qualifica ACN almeno di livello QC1 oppure con certificazioni ISO specifiche per categoria. Le FAQ del ministero lo chiariscono: la combinazione più citata è ISO 9001 più ISO/IEC 27001, con estensioni per alcune categorie di servizio.
Chi ha già un rapporto consolidato con un fornitore cloud o di sicurezza deve verificare se compare nell'elenco accreditato. In caso contrario, la scelta si riduce a due strade: cambiare fornitore o rinunciare al voucher.
La domanda richiede una connessione internet da almeno 30 Mbps in download: la pagina dell'incentivo lo richiede come condizione al momento della richiesta. Può non sembrare un grande ostacolo, ma potrebbe esserlo per chi opera in aree rurali o svantaggiate da questo punto di vista.