// TOM'S HARDWARE ITALIA — SPAZIO & SCIENZA
Una fusione record di buchi neri potrebbe aver ingannato LIGO
Un gruppo dell'Albert Einstein Institute ha pubblicato una nuova analisi di GW231123, il segnale attribuito alla fusione di buchi neri più massiccia mai osservata attraverso LIGO. Secondo lo studio, la massa e la rotazione eccezionali ricavate inizialmente potrebbero essere state sovrastimate perché il segnale sarebbe stato amplificato e deformato durante il viaggio verso la Terra.
GW231123 fu intercettato dai due osservatori statunitensi nel novembre 2023. L'analisi convenzionale delle onde gravitazionali indicava due buchi neri di circa 100 e 140 masse solari, con una massa complessiva della sorgente vicina a 230 masse solari. Sono valori difficili da spiegare mediante la normale evoluzione stellare, anche per la vicinanza all'intervallo di masse nel quale le stelle molto pesanti dovrebbero essere distrutte dalle supernove a instabilità di coppia.
I ricercatori propongono uno scenario differente. Una lente gravitazionale situata lungo la linea di vista potrebbe aver ingrandito il segnale, facendo apparire la sorgente più vicina e quindi più massiccia. Una struttura compatta avrebbe inoltre prodotto fenomeni di diffrazione: diverse componenti dell'onda sarebbero arrivate con lievi ritardi, interferendo tra loro e modificando la forma registrata dagli interferometri.
Il lavoro, pubblicato su The Astrophysical Journal Letters, combina per la prima volta la diffrazione causata da una lente su piccola scala con l'amplificazione dovuta a un campo gravitazionale più esteso, come quello di una galassia. Confrontando più modelli delle forme d'onda, il gruppo ha trovato una preferenza statistica per lo scenario con lente, con una probabilità di falso allarme inferiore all'1%, equivalente a circa 2,6 sigma. Il livello resta insufficiente per parlare di scoperta conclusiva.
In questa ricostruzione, la massa totale effettiva della coppia sarebbe compresa fra 100 e 180 masse solari, con un valore centrale di circa 140 masse solari. Anche le rotazioni risulterebbero meno estreme e più compatibili con la popolazione di fusioni già conosciuta. La sorgente potrebbe trovarsi a un redshift compreso fra 0,7 e 2, quindi molto più lontano rispetto a quanto suggerito dall'interpretazione priva di lente.
La natura dell'oggetto intermedio rimane incerta. Il modello indica una lente compatta equivalente a circa 190-850 masse solari, forse immersa nel campo gravitazionale di una galassia o associata a un ammasso stellare. Oggetti isolati di questa massa dovrebbero però essere rari; tra le possibilità considerate figurano un buco nero di massa intermedia, un insieme di corpi più piccoli o una concentrazione compatta di materia oscura.
Nessun segnale gravitazionale modificato da lensing è stato finora identificato in modo inequivocabile. Lo studio stima inoltre una probabilità vicina al 55% che la lente macroscopica produca un'altra immagine rilevabile dello stesso evento. GW231123 resta quindi una fusione reale, non un errore strumentale: l'eventuale illusione riguarda distanza, massa e rotazione dedotte da un segnale che potrebbe essere cambiato lungo il percorso cosmico.
Aggiungi Tom's Hardware alle tue fonti preferite su Google