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OpenAI, nuovi documenti svelano una finanza fatta di vincoli e scommesse sul futuro
Si possono raccogliere miliardi di dollari da investitori privati senza posare un solo mattone, se trovi un cliente, o un aspirante tale, che si fida abbastanza. È il caso di SB Energy, la controllata di SoftBank nata per costruire data center per l'intelligenza artificiale. È OpenAI a foraggiare l'operazione, e i fondi arrivano con ogni probabilità dalla stessa SoftBank, come emerge dai conti che SB Energy ha appena svelato al mercato in vista della quotazione.
Secondo il documento SB Energy ha registrato 3,21 miliardi di dollari di perdita su appena 138,7 milioni di ricavi nel primo semestre 2026, zero data center operativi, ma un backlog contrattuale da 439 miliardi di dollari e 8,8 gigawatt di capacità già in costruzione. Insomma, un'attività fiorente ma tutta proiettata al futuro.
I numeri arrivano dal filing depositato presso la SEC, e un'altra testata finanziaria li conferma nello stesso giorno con cifre identiche. Il resoconto che per primo aveva dato la notizia risponde 403 in lettura diretta, ma il dossier si è costruito sui due rilanci indipendenti: stessa perdita, stesso backlog, stessi 8,8 gigawatt.
Il valore potrebbe sembrare paradossale, ma si spiega con gli investimenti in questione, chiamati warrant, che vengono contabilizzati come passività e si aggiungono alle perdite effettive. Potrebbe sembrare una follia e forse lo è davvero, ma siamo in una situazione in cui nessun giocatore può uscire dalla partita, altrimenti può crollare tutto.
Ecco allora che si continua a investire, cifre sempre maggiori. Ci si copre a vicenda con investimenti circolari, prestiti e "pagherò", e si fa di tutto per far sì che il futuro previsto si avveri. Perché se non si dovesse avverare, sarebbe un'apocalisse finanziaria come non se ne sono mai viste prima.
OpenAI e SoftBank sono clienti di tre campus SB Energy con contratti di leasing ventennali: pagano per l'energia e lo spazio, mentre la costruzione la finanzia SB Energy stessa attraverso il capitale raccolto sul mercato. SB Energy si dichiara "sostanzialmente dipendente" da OpenAI per i propri ricavi futuri; è la formula che una società usa quando un solo cliente pesa abbastanza da poter far saltare il piano industriale se cambia idea.
OpenAI detiene warrant su SB Energy, diritti diversi da una quota della società: comprare azioni a condizioni fissate ora, per un valore stimato di 5,5 miliardi di dollari, un'opzione sul futuro della controllata SoftBank. Se SB Energy consegna i campus promessi e il valore sale, OpenAI incassa la differenza; se il piano slitta, l'opzione vale meno, e il rischio di cassa nel frattempo resta su SB Energy e su chi la finanzia.
NVIDIA si è inserita nello stesso giro con 1,5 miliardi di dollari nel collocamento privato che ha preceduto il deposito per l'IPO: un produttore di chip che mette capitale in un fornitore di energia e spazio per i data center dove poi i suoi chip finiranno installati, cliente e investitore nella stessa filiera. È un'altra variante di uno schema già visto.
Il numero che dovrebbe rassicurare gli investitori è il backlog: 439 miliardi di dollari di contratti già firmati, 8,8 gigawatt di capacità in costruzione, tutti ordini futuri. Eppure, al momento del deposito SB Energy non ha un solo data center operativo. Ogni euro di quel backlog dipende da campus che oggi esistono come cantieri, permessi e contratti di fornitura elettrica.
È la stessa architettura finanziaria che regge buona parte della corsa attuale all'infrastruttura AI: promesse di consumo energetico future usate come garanzia per raccogliere capitale nel presente. Funziona finché la domanda di calcolo continua a crescere al ritmo previsto nei contratti. Se rallenta, o se un cliente concentrato come OpenAI rinegozia i termini, il backlog si rivela quello che è, una lista di intenzioni: uno dei molti punti deboli in questo castello di carte.