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L'Anm attacca Nordio: 'L'invio degli ispettori non è un atto ortodosso'
No agli ispettori in tribunale, no agli "attacchi scomposti" ai magistrati anche da parte "di autorevoli esponenti del governo". Il caso della 13enne molestata in un minimarket di Torino torna ad arroventare lo scontro fra la politica e le toghe. Ma questa volta l'ondata di critiche alla scarcerazione dell'indagato, partita dalla destra e da una buona parte della sinistra, ha avuto l'effetto di compattare, almeno in una certa misura, la comunità dei giuristi. L'Anm punta il dito direttamente contro il ministro Carlo Nordio, che ha annunciato (con l'avallo della premier Giorgia Meloni) l'invio di una task force da via Arenula per "acquisire ogni valutazione utile".
Per il presidente dell'associazione, Giuseppe Tango, l'iniziativa "non è ortodossa" perché "valutare il merito dei singoli procedimenti" non è compito "degli ispettori del Ministero", e sulla stessa linea si muove l'Anm piemontese. Sul versante dell'avvocatura si alza la voce dell'Ucpi - Unione delle Camere penali italiane: "La decisione del gip di Torino può essere criticata nel merito ma non può essere deformata dalla consueta semplificazione mediatica e strumentalizzata a fini politici. L'invio degli ispettori da parte del ministero della Giustizia appare del tutto privo di giustificazione e rischia di tradursi in una indebita pressione sull'autonomia del potere giudiziario". Roberto Capra, presidente della Camera penale subalpina, si affida alla satira e pubblica un raccontino in simil-romanesco dove immagina un dialogo fra due ipotetici ispettori: "Ma che c'annamo a fa' di nuovo a Torino?".
La replica arriva da Eugenia Roccella, ministra per la Famiglia: "Quando di mezzo ci sono dei minori, un sistema fondato sulle garanzie è chiamato a tutelare anche e soprattutto la parte più debole, cioè la vittima. L'invio degli ispettori da parte del ministro Nordio è una risposta a una evidente esigenza di verifica". Mantiene la posizione anche il vicepremier Matteo Salvini, che oltre a definire "surreale" la scelta del giudice torna a riproporre la castrazione chimica "già in vigore in diversi paesi civili occidentali".
La difesa della cittadella giudiziaria non riguarda il merito del provvedimento del gip o gli sviluppi dell'inchiesta, anche se l'avvocato Gian Domenico Caiazza, oggi presidente dell'Osservatorio liberale della Fondazione Luigi Einaudi e in passato numero uno dell'Unione delle Camere penali italiane, informa che "l'ordinanza cautelare del gip di Torino, se si ha la pazienza di leggerla, si basa su coordinate e su logiche previste dalle norme". E' vero che la procura sta già preparando il ricorso al tribunale del riesame: l'indagato, un 42enne che lavora nel minimarket e che all'udienza di convalida si è detto "dispiaciuto" per quanto ha combinato, secondo i pm dovrebbe stare in carcere almeno un altro po' perché le "esigenze cautelari" non si possono proteggere con il solo obbligo di firma.
L'uomo, peraltro, pochi minuti prima aveva palpeggiato un'altra cliente, una donna di 40 anni sulle cui tracce si è messa la polizia per capire se vuole sporgere denuncia. Ma il concetto sottolineato dall'Anm, così come dall'Ucpi, è che lo strumento per verificare la correttezza del provvedimento di un giudice non è un'ispezione, ma l'impugnazione davanti ad altri giudici. Lo stesso presidente Tango ammette che l'ordinanza "ovviamente si può criticare", ma osserva che gli strali lanciati dall'esecutivo sono andati oltre. "Attacchi scomposti", afferma. Intanto, oggi a Torino il negozio - nel quartiere di Borgo Vittoria - non è aperto. Non c'è un provvedimento della questura, ma è emerso che da giorni la polizia sta svolgendo controlli amministrativi sulla gestione dell'attività. Fdi plaude alle saracinesche abbassate. Qualcuno ha tracciato su un muro la scritta "pedofilo infame".