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La Cina porta Pallas-1 in orbita, ma manca la prova decisiva
La società privata cinese Galactic Energy ha fatto volare per la prima volta Pallas-1, un razzo orbitale progettato per riutilizzare il primo stadio. Secondo l'azienda, il vettore ha raggiunto l'orbita prestabilita senza problemi. Il debutto dimostra che l'architettura può completare la fase di ascesa, ma non verifica ancora la parte più difficile: tornare a terra e volare nuovamente. Per chi segue la tecnologia spaziale, è proprio questo passaggio a separare un razzo funzionante da un sistema di lancio potenzialmente più economico e frequente.
Il decollo è avvenuto dal Jiuquan Satellite Launch Center, nella Cina nordoccidentale. Il raggiungimento dell'orbita terrestre bassa è stato comunicato dal costruttore circa mezz'ora dopo la partenza. Galactic Energy non ha però precisato se il razzo trasportasse satelliti o altri carichi utili, quindi il risultato disponibile riguarda soprattutto la validazione iniziale del vettore.
Pallas-1 è un lanciatore a due stadi alto 52 metri, con una capacità dichiarata di circa 7.000 chilogrammi verso l'orbita bassa. L'azienda intende utilizzarlo per il mercato delle grandi costellazioni satellitari, dove servono missioni numerose e una cadenza regolare. Il nuovo razzo affianca Ceres-1, il lanciatore leggero di Galactic Energy che ha già accumulato 23 voli.
Il componente decisivo è il primo stadio riutilizzabile, che il costruttore dichiara progettato per compiere fino a 25 missioni. Il riferimento tecnico è il modello reso familiare dal Falcon 9: invece di essere abbandonato dopo il lancio, il booster deve rientrare in atmosfera, rallentare e raggiungere autonomamente una zona di atterraggio.
Per controllare la discesa, Pallas-1 utilizza alette a griglia ipersoniche e gambe dispiegabili. Se recupero e rilancio funzionassero con continuità, Galactic Energy potrebbe distribuire i costi di produzione dello stadio su più missioni, aumentare la frequenza dei voli e offrire maggiore flessibilità agli operatori di costellazioni. Sono conseguenze industriali possibili, non risultati già dimostrati dal debutto.
Sul piano industriale, la necessità di sostenere programmi lunghi e costosi richiama la sfida europea per trattenere i propri campioni del quantum computing: nei settori deep-tech, capitali, infrastrutture e cicli di prova rapidi determinano quali prototipi riescono a diventare piattaforme commerciali affidabili.
Pallas-1 entra inoltre in un panorama cinese sempre più affollato. Il Long March 10B, sviluppato dal settore statale, ha già recuperato un primo stadio mediante una rete installata su una nave. Il razzo privato Zhuque-3 di LandSpace ha invece completato una discesa su gambe, mentre diverse altre aziende cinesi stanno sviluppando vettori parzialmente riutilizzabili.
Raggiungere l'orbita al primo tentativo resta un traguardo tecnico concreto, ma non certifica la riutilizzabilità. Pallas-1 dovrà ancora dimostrare rientro controllato, accensione durante la discesa, atterraggio preciso, integrità strutturale e tempi di revisione sostenibili. Non è stata indicata una data per il primo recupero: serviranno probabilmente più missioni prima di capire se l'obiettivo dei 25 voli sia realistico.
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