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FPS che calano dopo pochi minuti: thermal throttling, driver e alimentazione GPU da verificare
Se il gioco parte fluido e rallenta dopo pochi minuti, il thermal throttling della scheda video è un’ipotesi concreta, ma non è ancora una diagnosi. La conferma arriva quando l’aumento della temperatura coincide con una riduzione persistente dei clock della GPU e con il peggioramento di FPS o frame time. Prima di sostituire la scheda bisogna quindi registrare questi valori durante una scena ripetibile, ripristinare le impostazioni originali e confrontare il risultato con case aperto e filtri puliti. Una temperatura elevata osservata da sola non basta.
All’avvio del gioco, dissipatore e aria interna al case sono ancora relativamente freschi. Proseguendo, il sistema accumula calore fino a raggiungere un equilibrio: se il dissipatore non riesce a smaltirlo abbastanza rapidamente, il controller della GPU riduce frequenza e tensione per rispettare i propri limiti. Questo comportamento di protezione non indica necessariamente una scheda guasta. Anche una stanza più calda, un filtro ostruito o l’aria espulsa male dal case possono anticipare il momento in cui le prestazioni iniziano a scendere.
Il sintomo, però, può essere imitato da compilazione degli shader, memoria video satura, processi in background, bug del gioco, profili energetici o driver. Un overclock instabile tende inoltre a produrre scatti, artefatti o reset del driver, mentre un undervolt troppo spinto può perdere stabilità sotto carichi specifici. La verifica deve cercare una correlazione temporale: temperatura che sale, limite termico che si attiva, clock che cala e frame time che peggiora nello stesso intervallo.
Parti da una sequenza riproducibile: un benchmark integrato oppure lo stesso salvataggio, percorso e punto di osservazione. Mantieni invariati risoluzione, preset grafico, ray tracing, upscaling, limite FPS e modalità schermo; chiudi browser, registrazioni e aggiornamenti. Annota anche la temperatura della stanza, perché confrontare una prova estiva con una eseguita in un ambiente molto più fresco altera il significato dei dati. Lascia raffreddare il PC prima del primo giro e usa la stessa durata nei confronti successivi.
Registra almeno FPS, frame time, utilizzo GPU, temperatura del core, temperatura dell’hotspot se disponibile, clock grafico, potenza assorbita e velocità delle ventole. NVIDIA FrameView misura frame rate, frame time e potenza e può salvare i dati in un file; vanno bene anche gli strumenti del produttore o un monitor compatibile con la scheda. Un overlay aiuta a osservare il test, ma il log è più affidabile per confrontare il primo minuto con la fase in cui compaiono i rallentamenti.
Non esiste una temperatura universale oltre la quale ogni GPU rallenta: soglie e sensori cambiano fra architetture, modelli e firmware. Confronta i dati con le specifiche o il software del produttore e cerca l’eventuale indicatore di limite termico. L’hotspot GPU rappresenta il punto più caldo rilevato sul chip e può essere sensibilmente superiore alla lettura media del core. Anche la differenza fra core e hotspot è utile, ma non va giudicata con una soglia generica valida per tutte le schede.
La prova è convincente se, a parità di scena e carico, la temperatura raggiunge il limite previsto, il clock scende rispetto ai primi minuti e gli FPS calano nello stesso momento. Se invece temperatura e frequenza restano stabili mentre aumentano i frame time, guarda altrove: CPU, VRAM, RAM, streaming degli asset o software. Brevi oscillazioni del boost sono normali; serve una riduzione sostenuta e ripetibile. Un carico GPU che diminuisce prima della frequenza può indicare anche un collo di bottiglia esterno alla scheda.
Prima di modificare ventole o hardware, riporta GPU e memoria ai valori stock. Disattiva overclock automatici e manuali, curve tensione-frequenza personalizzate, undervolt, profili silenziosi e limiti di potenza alterati; riavvia quindi il PC. Nei sistemi Radeon, la documentazione sul tuning di AMD Software: Adrenalin Edition indica la funzione di ri