// TOM'S HARDWARE ITALIA — LINUX & OPEN SOURCE
Audacity 4.0: la rivoluzione più attesa è finalmente qui
Audacity 4.0.0 è stato pubblicato il 3 settembre 2026 e porta il più grande aggiornamento nella storia dell’editor audio. Dopo 26 anni dalla prima versione pubblica, il programma gratuito e open source passa da wxWidgets a Qt, adotta il nuovo formato di progetto .aup4 e ripensa il montaggio delle clip senza cancellare la struttura familiare fatta di tracce e timeline. È un cambiamento profondo, non una semplice mano di vernice: la domanda concreta è se chi conosce Audacity debba tornare a provarlo subito.
La novità più importante riguarda proprio il lavoro sull’audio. Con il nuovo modello di montaggio non distruttivo si possono selezionare e modificare più clip insieme, raggrupparle, sovrapporle e spostarle fra tracce mono e stereo. Accorciare una clip non elimina definitivamente il materiale nascosto: basta estenderla per recuperare ciò che era stato rifilato. È una trasformazione sostanziale per un programma nato come editor essenziale, perché rende le modifiche più reversibili senza stravolgere il modo in cui Audacity presenta il progetto.
Anche l’interfaccia ricostruita in Qt vuole conciliare rinnovamento e continuità. Audacity 4 conserva gran parte delle scorciatoie e dell’organizzazione già conosciuta, ma introduce tre Workspaces: Modern, Classic e Music. Pannelli e barre degli strumenti possono essere spostati, agganciati, lasciati flottanti oppure nascosti. Chi torna dopo anni può quindi partire da Classic, mentre chi desidera adattare lo spazio di lavoro ha finalmente maggiore libertà.
Il passaggio al formato .aup4 segna però un confine da considerare con attenzione. I vecchi progetti .aup3 vengono convertiti lasciando intatto il file originale, ma il progetto convertito non può essere salvato nuovamente come .aup3. È una precauzione sensata sul file di partenza, accompagnata da una scelta irreversibile per la nuova copia: prima di spostare un lavoro importante nella versione 4 conviene quindi sapere che il ritorno al formato precedente non è previsto.
Sulle build Windows c’è una precisazione altrettanto importante. La riproduzione e la registrazione ASIO sono comprese nelle build ufficiali x86_64, ma non hanno debuttato tecnicamente il 3 settembre: erano già state abilitate con Audacity 3.7.9, pubblicato il 1º settembre 2026 insieme al supporto per FFmpeg 9. Audacity 4 prosegue dunque quella svolta, rendendola parte del nuovo corso anziché inaugurandola da zero.
Il programma rimane un editor e registratore multitraccia gratuito, multipiattaforma e distribuito sotto GNU GPLv3, disponibile per Windows, macOS e Linux. I formati di plugin indicati sono VST3 e Nyquist, con LV2 su Linux e Audio Units su macOS. Questa continuità conta: sotto la nuova architettura, Audacity conserva la natura aperta che ne ha accompagnato la diffusione oltre i 100 milioni di download dal 2000.
La risposta è sì, ma conoscendo i limiti della prima release. Audacity 4.0 non comprende ancora Time Tracks, tracce Note e MIDI, Mixer, Macro Manager, scripting pipe, hosting VAMP e LADSPA e Play-at-speed. Mancano inoltre alcune funzioni di esportazione, rendering, analisi ed effetti presenti nella serie 3. Il nuovo montaggio, gli spazi personalizzabili e l’interfaccia Qt rendono comunque la prova significativa; chi dipende da una delle funzioni assenti dovrebbe invece conservare il proprio flusso di lavoro precedente e valutare la compatibilità prima della conversione.
Per capire il peso di questo aggiornamento basta tornare al 1999, quando Dominic Mazzoni, allora studente alla Carnegie Mellon University, iniziò a lavorare con il professor Roger Dannenberg a uno strumento per visualizzare algoritmi di analisi audio. Da quella utilità accademica nacque progressivamente un editor generalista, sviluppato con il contributo di una comunità internazionale. Il salto verso Qt del 2026 appare ancora più netto se confrontato con quella funzione iniziale, concentrata sulla visualizzazione del suono.
La prima versione pubblica, Audacity 0.8, uscì il 28 ma