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Il “ghepardo americano” era un parente del puma, rivela il DNA
Un gruppo guidato dalla University of California, Santa Cruz ha ricostruito la storia di Miracinonyx trumani, il felino estinto conosciuto come «ghepardo americano». L'analisi del DNA antico indica che non era un vero ghepardo, bensì una specie strettamente imparentata con il puma. Il risultato cambia anche la ricostruzione della sua ecologia: alcuni individui vivevano nell'Artico e sembrano essersi adattati a risorse alimentari molto diverse da quelle disponibili nelle praterie temperate.
Lo studio, pubblicato su Current Biology, combina paleogenomi nucleari ad alta copertura e analisi chimiche di fossili risalenti a circa 23.000-31.000 anni fa. I dati genetici collocano M. trumani come specie sorella del puma moderno, dal quale si sarebbe separata circa 2,6 milioni di anni fa. Il suo areale arrivava inoltre 20 gradi di latitudine più a nord rispetto a quanto riconosciuto in precedenza.
Le firme degli isotopi stabili conservate nei resti raccontano comportamenti differenti nelle varie regioni. Gli esemplari meridionali, provenienti anche da Wyoming e Florida, appaiono compatibili con predatori generalisti delle praterie. Nel Yukon artico, invece, il felino occupava un livello trofico elevato e potrebbe avere consumato soprattutto pesci anadromi, probabilmente salmoni. L'interpretazione descrive una specializzazione locale, non una prova diretta di singoli episodi di pesca.
Il corpo slanciato e le zampe anteriori lunghe avevano alimentato il paragone con il ghepardo africano. Un adulto poteva pesare mediamente circa 68 chilogrammi, raggiungere 0,9 metri d'altezza e misurare 2,4 metri fino alla coda. La somiglianza viene ora interpretata come convergenza evolutiva: linee non strettamente imparentate possono sviluppare forme analoghe quando affrontano pressioni ambientali paragonabili.
Nel genoma sono emerse anche mutazioni con perdita di funzione in alcuni geni associati ai ritmi circadiani. Secondo i ricercatori, potrebbero riflettere un adattamento ai lunghi periodi di luce e oscurità delle alte latitudini, ma il collegamento funzionale richiederà ulteriori verifiche. Il gruppo ha inoltre rilevato l'inattivazione di geni coinvolti nella percezione del sapore acido nelle linee di felidi esaminate.
La nuova ricostruzione rende meno solida l'ipotesi secondo cui la velocità dell'antilocapra americana sarebbe stata modellata principalmente dalla fuga da un inseguitore equivalente al ghepardo. I dati non dimostrano che M. trumani fosse incapace di correre rapidamente, ma descrivono un predatore più versatile, dotato di arti anteriori adatti anche ad afferrare le prede e capace di occupare ambienti molto diversi.
Gli individui analizzati nello Yukon e nel Wyoming mostravano una bassa diversità genetica, senza però i segnali di forte consanguineità o di un improvviso collo di bottiglia osservabili prima di alcuni collassi. Gli autori propongono invece un declino demografico lento, iniziato nel Pleistocene e protratto nel tempo. Questa condizione potrebbe avere ridotto la capacità della specie di reagire ai successivi cambiamenti climatici, ma non permette di attribuire la sua estinzione a una sola causa.
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