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Il mare è più caldo, ma non basta per parlare di El Niño
La NOAA Fisheries ha pubblicato un aggiornamento sul monitoraggio della costa occidentale statunitense: il mare insolitamente caldo al largo della California centrale e meridionale risente di un’ondata di calore marina precedente all’attuale El Niño. Per riconoscere gli effetti del fenomeno, e valutarne le conseguenze sugli ecosistemi e sulla pesca, i ricercatori stanno incrociando osservazioni fisiche e biologiche.
Il National Weather Service aveva dichiarato lo sviluppo di El Niño in giugno, sulla base delle condizioni nel Pacifico tropicale. Nell’aggiornamento, la NOAA riferisce temperature superiori alla norma di oltre 2 °C nel Pacifico tropicale orientale. Il riscaldamento associato lungo la costa americana arriva generalmente con alcuni mesi di ritardo: una ondata di calore marina locale, da sola, non permette quindi di attribuire le anomalie a El Niño.
Uno dei segnali osservati riguarda le onde di Kelvin, perturbazioni oceaniche generate dalle variazioni dei venti equatoriali. Raggiunte le Americhe, possono propagarsi verso nord lungo la costa, producendo variazioni del livello marino misurabili con satelliti e mareografi. Le prime sono già arrivate in California tra maggio e giugno; secondo i ricercatori, i loro effetti potrebbero essere inferiori a quelli attesi in autunno e inverno.
Queste onde possono abbassare il termoclino, lo strato in cui la temperatura diminuisce rapidamente con la profondità. Anche i cambiamenti della circolazione atmosferica possono modificare i venti costieri e indebolire l’upwelling, la risalita di acqua fredda e ricca di nutrienti. Questo rifornimento sostiene il fitoplancton, che alimenta lo zooplancton e, attraverso la rete alimentare, i pesci: una sua riduzione può cambiare la disponibilità di cibo.
Gli animali offrono altri indizi, ma non tutti sono altrettanto specifici. Tonni e marlin possono spostarsi verso nord anche durante ondate di calore indipendenti da El Niño. La loro presenza segnala acque favorevoli a specie che preferiscono il caldo, senza identificarne necessariamente la causa. Per questo il monitoraggio degli ecosistemi comprende anche organismi piccoli e meno visibili, capaci di indicare la provenienza delle masse d’acqua.
Tra questi ci sono i copepodi, minuscoli crostacei del plancton. Le comunità associate alle acque fredde settentrionali differiscono da quelle delle acque calde meridionali anche per il contenuto energetico: alcune specie settentrionali accumulano maggiori riserve di grassi. Quando prevalgono specie meridionali meno ricche di lipidi, i piccoli pesci che se ne nutrono possono trasferire meno energia ai predatori, con possibili conseguenze sulla crescita dei giovani salmoni.
La NOAA confronta perciò indicatori climatici, fisici e biologici per valutare le condizioni che possono influenzare la sopravvivenza dei salmoni nella parte settentrionale della Corrente della California. Il confronto con gli anni precedenti aiuta a riconoscere condizioni favorevoli o sfavorevoli, ma non determina automaticamente l’esito della stagione. L’intensità degli effetti locali resta da verificare attraverso le osservazioni, mentre il solo termometro non può separare fenomeni che producono segnali simili.
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