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MacBook Air costa 200€ in più, la crisi ha colpito anche Apple
Sono bastati pochi minuti di manutenzione dello store online di Apple per far cadere il velo sul fatto che anche il colosso di Cupertino è stato colpito dalla crisi delle RAM. Dopo la manutenzione, difatti, i clienti di tutto il Mondo hanno trovato listini sensibilmente più alti su una vasta gamma di prodotti. Mac, iPad e persino i dispositivi come HomePod hanno subito rincari che in alcuni casi superano abbondantemente i 500 euro, con un picco clamoroso di 1.300 euro sul Mac Studio M3 Ultra.
La notizia non è arrivata del tutto a sorpresa. Solo una settimana fa, il CEO Tim Cook aveva già preparato il terreno dichiarando pubblicamente che i rincari erano ormai diventati inevitabili, addossando la responsabilità principale all'esplosione dei costi dei chip di memoria. Una mossa di comunicazione preventiva che di rado si vede da parte di Apple, abituata a gestire i prezzi senza preavviso.
Al centro della questione ci sono due tipologie di componenti essenziali per qualsiasi dispositivo elettronico moderno: la DRAM, la memoria ad accesso rapido che consente al sistema di eseguire più operazioni contemporaneamente, e la NAND, la tecnologia alla base dello storage interno di smartphone, tablet e computer. Secondo le analisi della società di ricerca TechInsights, i prezzi di questi chip sarebbero quadruplicati nell'arco degli ultimi dodici mesi, una dinamica senza precedenti per intensità e velocità.
La causa principale di questa fiammata sarebbe da ricercare nella corsa all'intelligenza artificiale. I grandi operatori del cloud computing, si pensi ai colossi come Amazon Web Services, Google Cloud o Microsoft Azure, stanno divorando quantità enormi di chip di memoria per alimentare i loro data center dedicati all'AI. Questo ha prosciugato l'offerta disponibile per i produttori di dispositivi consumer, innescando una spirale rialzista che ora arriva direttamente nelle tasche degli acquirenti finali.
Cook aveva articolato il problema con chiarezza nell'intervista della settimana scorsa: c'è meno offerta proprio nel momento in cui la domanda di dispositivi da parte dei consumatori rimane sostenuta, e i produttori di memoria stanno semplicemente scaricando a valle gli aumenti che si trovano ad affrontare. Una catena di trasmissione dei costi che, alla fine, tocca chi compra un MacBook o un iPad.
Scorrendo i nuovi listini italiani, emerge una struttura dei rincari piuttosto coerente: più il dispositivo è potente e costoso, più l'aumento in valore assoluto tende a essere significativo. Si comincia con 100€ in più per il MacBook NEO; il MacBook Air da 13 pollici passa da 1.249 a 1.449 euro, con un rialzo di 200 euro, mentre la versione da 15 pollici segue la stessa logica arrivando a 1.749 euro. I MacBook Pro con chip M5 Pro subiscono aumenti di 400 euro sia nella variante da 14 che in quella da 16 pollici, mentre le configurazioni con M5 Max, le più potenti della linea portatile, registrano 600 euro in più rispetto ai prezzi precedenti.
Sul fronte desktop, il Mac mini M4 vede il suo prezzo base salire da 729 a 979 euro, un incremento di 250 euro che lo rende comunque uno dei punti di ingresso più accessibili nell'ecosistema Apple. L'iMac M4 nella configurazione base passa invece da 1.529 a 1.829 euro. Il caso più eclatante rimane il Mac Studio M3 Ultra, che compie un salto da 5.099 a 6.399 euro: un rincaro di 1.300 euro su un singolo prodotto.
Anche la gamma iPad non è rimasta immune. L'iPad Air M4 da 11 pollici arriva a 829 euro, con 160 euro in più rispetto al prezzo precedente, mentre gli iPad Pro M5, sia nella versione compatta che in quella da 13 pollici, registrano aumenti di 200 euro ciascuno. Persino i dispositivi per la casa hanno subito ritocchi: HomePod passa a 399 euro, HomePod mini a 139 euro, e Apple TV 4K sale a 229 euro nella versione Wi-Fi.
L'unica grande categoria rimasta finora immune dai rincari è quella degli iPhone. Apple non ha tuttavia escluso interventi futuri anche su questa linea, lasciando intendere che