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Arriva la prima convenzione vincolante sull'IA, ma i numeri sono ancora deboli
A due anni esatti dalla firma, il primo trattato internazionale vincolante sull'intelligenza artificiale conta una sola ratifica. La Convenzione quadro del Consiglio d'Europa su IA, diritti umani, democrazia e Stato di diritto è stata aperta alla firma a Vilnius il 5 settembre 2024 con dieci firmatari iniziali, fra cui Stati Uniti, Israele e la Commissione europea per conto dell'UE, ed è salita da allora a 21 firme. A discuterne è la conferenza dal titolo inglese Trustworthy AI for Human Rights, Democracy and the Rule of Law (IA affidabile per i diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto), organizzata dal Consiglio d'Europa e dalla Albert Einstein School di ETH Zurigo il 7 settembre 2026, proprio nell'anniversario della firma.
Fra i 21 firmatari, che comprendono 15 Stati membri del Consiglio d'Europa più Unione europea, Canada, Giappone, Israele, Stati Uniti e Uruguay, solo l'Unione europea ha depositato lo strumento di ratifica. Lo ha fatto il 15 maggio 2026, alla 135ª sessione del Comitato dei Ministri a Chișinău, in Moldavia, quasi venti mesi dopo aver firmato il testo a Vilnius. Per entrare in vigore a livello generale la convenzione richiede cinque ratifiche, di cui almeno tre da Stati membri del Consiglio d'Europa: con una sola ratifica depositata, quella soglia resta lontana.
Il testo affida la supervisione a una Conferenza delle Parti, l'organismo che riunisce i Paesi che hanno ratificato la convenzione. Quell'organismo emette raccomandazioni: la convenzione fissa principi comuni, come la valutazione d'impatto, la supervisione umana, i meccanismi di reclamo e i registri dei sistemi ad alto rischio, e lascia a ogni Stato firmatario il compito di tradurli in regole proprie, con strumenti di attuazione diversi da Paese a Paese.
La conferenza di Zurigo, aperta al pubblico e inserita nel programma di avvicinamento al Geneva AI Summit 2027, mette proprio la Svizzera al centro: fra i temi in agenda c'è il percorso verso la ratifica elvetica, insieme a una discussione su cosa richiedano in concreto i diritti umani e lo Stato di diritto ai sistemi di IA, e su come le istituzioni possano tradurre quei principi in requisiti tecnici verificabili.
Lo stesso divario fra un testo firmato e uno davvero applicato segna anche l'altra grande normativa europea sull'IA: l'AI Act, approvato nel 2024, ha visto i primi controlli concreti solo a fine 2026, quando la Commissione europea ha inviato richieste formali a oltre 30 aziende. In Italia si sovrappongono già due livelli di regole, quello europeo e quello nazionale della legge 132/2025, un incrocio che Tom's Hardware ha analizzato in dettaglio.
Anche i fornitori che vendono sistemi ad alto rischio alla pubblica amministrazione italiana fanno i conti con un controllo che passa per più autorità, come Tom's Hardware ha raccontato a proposito del ruolo del Garante privacy, mentre chi deve dimostrare la conformità di un proprio sistema trova standard tecnici ancora da scrivere, un vuoto che Tom's Hardware ha descritto a proposito della scadenza già rinviata al 2027. Un percorso simile lo aveva già affrontato la prima legge europea sull'IA in assoluto, quando Tom's Hardware ne seguì l'accordo politico di dicembre 2023, arrivato più di un anno prima dei primi effetti pratici.
Firmare un trattato costa poco a un governo, ratificarlo costa un dibattito parlamentare, un impatto normativo da valutare, un margine di manovra a cui rinunciare: è per questo che la firma e la ratifica raccontano due impegni diversi, e la distanza fra i due numeri, ventuno contro uno, dice più di ogni principio scritto nel testo quanto sia ancora lontana un'applicazione condivisa delle regole sull'IA.
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