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A Saqqara riemerge una tomba legata ai segreti del faraone
Gli archeologi hanno scoperto a Saqqara, in Egitto, la tomba decorata di Sekhentio-Ptah, un funzionario dell’Antico Regno che custodiva informazioni riservate dell’amministrazione reale. Il ritrovamento, annunciato dal Ministero egiziano del Turismo e delle Antichità, comprende iscrizioni con le sue cariche, elementi destinati al culto funerario e oggetti che potrebbero appartenere a sepolture successive. Il complesso offre così testimonianze sia dell’organizzazione della corte sia della possibile trasformazione del sepolcro nel tempo.
Tra i titoli del defunto compare quello di custode dei segreti dei decreti reali. La formula rimanda probabilmente alla gestione di documenti riservati: Ann Macy Roth, egittologa della New York University non coinvolta nello scavo, interpreta la carica come una funzione burocratica. Chi dirigeva la produzione dei documenti del sovrano e il lavoro degli scribi poteva accedere a informazioni confidenziali. Secondo la studiosa, titoli di questo tipo erano comuni tra gli scribi reali.
Le iscrizioni attribuiscono a Sekhentio-Ptah anche le cariche di supervisore di tutte le opere del re e di supervisore dei documenti reali. Il funzionario visse nell’Antico Regno, il periodo compreso approssimativamente tra il 2649 e il 2150 a.C., celebre per la costruzione delle piramidi, incluse quelle di Giza. La decorazione funeraria conserva dunque riferimenti espliciti alle responsabilità che il proprietario ricopriva al servizio del potere centrale.
All’interno della tomba sono stati trovati una tavola per le offerte, un bacino per la purificazione e due false porte. Questi elementi simbolici, frequenti nelle tombe egizie, erano concepiti come passaggi attraverso i quali l’anima del defunto poteva entrare e uscire. Secondo Roth, il loro disegno suggerisce una datazione alla fine della V dinastia o all’inizio della VI, circa 4.350 anni fa: una stima basata sulle caratteristiche degli elementi architettonici.
Gli archeologi hanno recuperato anche oltre 100 ushabti, statuette che, secondo le credenze funerarie egizie, avrebbero svolto il ruolo di servitori del defunto nell’aldilà. Completano i reperti descritti una statua lignea di falco, forse collegata al dio Horus, e resti di cartonnage, un materiale rivestito di intonaco impiegato negli apparati funerari delle mummie. La mummia di Sekhentio-Ptah non è stata identificata.
La presenza di questi oggetti richiede però di distinguere le diverse fasi della sepoltura. Esaminando le fotografie e le informazioni diffuse dal ministero, Roth suggerisce che gli ushabti e il cartonnage possano provenire da deposizioni più tarde. Il riutilizzo delle tombe era una pratica comune nell’antico Egitto, ma in questo caso resta un’interpretazione dei materiali disponibili: gli oggetti rinvenuti non vanno attribuiti automaticamente al corredo originario del funzionario.
Il sepolcro si trova nell’area del Bubasteion, associata a Bastet, la dea dalle sembianze feline legata alla fertilità e alla protezione. In epoche successive, soprattutto durante il Periodo Tardo, all’incirca tra il 664 e il 332 a.C., questa zona venne utilizzata per sepolture di gatti. Il comunicato non menziona però ritrovamenti di felini nella tomba di Sekhentio-Ptah. Il contesto dell’area e i reperti del singolo sepolcro costituiscono quindi evidenze da tenere distinte nella ricostruzione della sua storia.
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