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Strage di Viareggio, i giudici: 'La pena a Moretti non è illegale né illegittima'
"Tutti gli imputati" coinvolti nella strage di Viareggio - che nel giugno del 2009 causò la morte di 32 persone e il ferimento di altre 100 - "ciascuno con un diverso apporto causale e ciascuno con un diverso grado della colpa, hanno contribuito alla verificazione di eventi di eccezionale gravità". Lo scrivono i giudici delle Corte di Cassazione nelle motivazioni con cui il 25 giugno scorso hanno reso definitive le condanne a cinque anni per l'ex ad di Fs e Rfi Mauro Moretti e per gli altri 10 imputati.
In riferimento alla pena inflitta al manager - che dopo la sentenza andò a costituirsi in carcere -, gli ermellini scrivono che "non è illegale né illegittima in quanto risulta rispettato il principio del divieto di reformatio in peius" che indica la modifica "peggiorativa" di una sentenza di primo grado da parte del giudice d'appello. "Ma vi è di più: la pena irrogata - scrivono i supremi giudici - per ciascuno dei reati satelliti, rispetto a quella di cui alla prima sentenza di appello, risulta diminuita in misura superiore ad un nono, onde deve concludersi che, nella sostanza, anche rispetto ai reati di lesioni e incendio colposo i giudici, nella determinazione della pena, hanno tenuto conto del riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche" Nell'atto di 54 pagine la Quarta sezione penale afferma che i giudici di secondo grado hanno "valorizzato…non già la gravità delle singole condotte, bensì la 'straordinaria gravità' delle conseguenze derivate da quelle condotte".
Nelle motivazioni si cita il primo processo di appello e si afferma come gli imputati "hanno compiuto scelte imprudenti, limitando o escludendo investimenti in un settore caratterizzato da una particolare pericolosità, pur essendo consapevoli, data la loro esperienza e competenza, della contrarietà di tali scelte ai doveri di sicurezza e del maggior rischio che esse apportavano a tutto il sistema del trasporto ferroviario, ma nel medesimo arco temporale hanno aumentato o non limitato le tutele nel settore del trasporto dei passeggeri e migliorato complessivamente il servizio per gli utenti". Nella sentenza di giugno i Supremi giudici hanno sostanzialmente accolto la richiesta della Procura generale, che aveva sollecitato il rigetto di tutti i ricorsi presentati dagli imputati e la conferma integrale delle pene stabilite nel giudizio di appello ter celebrato a Firenze.