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SpaceX riporta a terra i booster che hanno lanciato Roman
SpaceX ha recuperato entrambi i booster laterali del Falcon Heavy utilizzato per lanciare il telescopio spaziale Nancy Grace Roman della NASA. Dopo aver contribuito alla partenza dell’osservatorio, i due elementi del razzo sono tornati sulla Terra e hanno raggiunto le rispettive piazzole di atterraggio. Una fotografia scattata durante l’operazione mostra uno dei booster mentre scende in posizione verticale: una scena che può ricordare un decollo, ma documenta la conclusione del suo compito.
L’immagine riprende il rientro in lontananza, davanti agli spettatori riuniti al Kennedy Space Center, in Florida. Il razzo è orientato con la sommità verso l’alto, proprio come alla partenza, ma si sta avvicinando al suolo. Nell’atterraggio verticale, la spinta dei motori permette di frenare la discesa: mantenere il veicolo orientato correttamente e ridurne la velocità sono passaggi necessari per posarlo sulla piazzola.
I due booster riutilizzabili hanno raggiunto destinazioni distinte: uno la Landing Zone 2, l’altro la Landing Zone 40. Secondo le informazioni diffuse dall’agenzia spaziale statunitense, uno era alla sua prima missione, mentre l’altro affrontava la terza. Il recupero conserva quindi componenti che possono essere impiegati nuovamente, anche se l’atterraggio riuscito, da solo, non equivale alla disponibilità immediata per un altro lancio.
Il Falcon Heavy è alto circa 70 metri e può trasportare quasi 64 tonnellate in orbita terrestre bassa. Questa cifra descrive una capacità del lanciatore: non indica la massa di Roman né il carico effettivamente portato durante questa missione. Anche il ritorno riguarda specificamente i booster laterali, non l’intero razzo. Mentre questi completavano la discesa, l’osservatorio proseguiva il proprio viaggio, separando così il destino del carico scientifico da quello dei componenti recuperabili.
Per la NASA, Roman è un nuovo osservatorio destinato a studiare il cosmo insieme a strumenti come Hubble e James Webb. Il lancio ha aperto la fase spaziale della missione, documentata anche dalla prima immagine di Roman da solo nello spazio. Tra i suoi strumenti figura il Wide-Field Instrument, progettato per osservare porzioni estese di cielo e raccogliere una visione su larga scala degli oggetti astronomici.
A bordo si trova anche un coronografo, uno strumento che attenua la luce di una stella per rendere distinguibili sorgenti vicine molto più deboli. Questa capacità serve all’osservazione diretta degli esopianeti, normalmente difficili da separare dal bagliore stellare. Sono obiettivi e capacità previsti della missione: il successo del lancio e il recupero dei booster non costituiscono ancora risultati scientifici ottenuti dal telescopio.
La fotografia racconta dunque una parte precisa dell’operazione: il ritorno dell’hardware che ha aiutato Roman a partire. Uno dei due booster aveva già volato due volte e ha concluso anche questo rientro, mentre l’altro ha completato il primo impiego. Per il telescopio, invece, la partenza rappresenta soltanto l’inizio del lavoro necessario a trasformare gli strumenti di bordo in nuove osservazioni dell’universo.
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