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Siri AI e il nuovo Apple Intelligence: quando arrivano in Italia?
Cupertino ha scelto una data particolare per aggiornare le regole di Apple Intelligence: il 9 settembre 2026, proprio mentre l'azienda si prepara al lancio di iPhone 18 Pro, iPhone 18 Pro Max e iPhone Duo. Non si tratta di una semplice revisione formale nascosta tra le pagine legali del sito: per la prima volta Apple mette per iscritto limiti d'uso, soglie giornaliere e la possibilità concreta di introdurre in futuro un accesso a pagamento per le funzioni più avanzate dell'intelligenza artificiale. E per chi vive in Italia, la questione si intreccia con un altro nodo irrisolto: quello della nuova Siri, che al momento resta fuori dai confini dell'Unione Europea.
I nuovi termini coprono tre ambiti distinti: Siri AI, le funzioni intelligenti integrate nelle app di sistema e le capacità basate sugli Apple Foundation Models. Apple chiarisce che il solo utilizzo di questi strumenti equivale ad accettazione automatica delle nuove condizioni, senza bisogno di un consenso esplicito separato.
Il cuore della novità sta in una frase che difficilmente sarebbe passata inosservata: Apple si riserva il diritto di applicare restrizioni d'uso alle funzioni di intelligenza artificiale, sia quelle già attive sia quelle non ancora rilasciate. Non è una clausola generica pensata per gestire eventuali picchi di traffico sui server: l'azienda dichiara esplicitamente di poter scegliere quali funzioni sottoporre a limite e di poter modificare tali soglie in qualsiasi momento, senza un criterio fisso comunicato agli utenti.
Alcuni dettagli, però, sono già stati resi pubblici. Le funzioni che si appoggiano a modelli elaborati lato server saranno soggette a limiti giornalieri: rientrano in questa categoria Siri AI, gli strumenti di modifica fotografica basati su intelligenza artificiale, Image Playground e i modelli AFM 3 Cloud e AFM 3 Cloud Pro richiamabili tramite Comandi Rapidi. Non è stato però reso noto un numero preciso di richieste giornaliere valido universalmente, e questo lascia margine a molte domande sul reale impatto per l'utente medio.
Il meccanismo, in ogni caso, non funziona come un semplice contatore che azzera le richieste ogni ventiquattro ore. Apple spiega che il limite dipende da una combinazione di fattori: la funzione specifica utilizzata, la complessità della richiesta, la domanda complessiva sui server in quel momento e le policy interne del sistema. Una richiesta articolata può quindi "pesare" più di una banale, e superata la soglia la funzione non sparisce definitivamente ma resta sospesa per un periodo di attesa, mentre il resto del dispositivo continua a funzionare normalmente.
Ed è qui che arriva il passaggio più delicato dell'intero documento: Apple annuncia che in futuro offrirà un accesso più ampio a queste funzioni dietro pagamento. Non significa che Apple Intelligence diventerà a breve un servizio in abbonamento per tutti gli utenti: al momento non è stato comunicato alcun prezzo né alcuna formula specifica. Ma la porta è stata aperta ufficialmente, ed è difficile pensare che resterà chiusa a lungo, considerando quanto costano i data center necessari a far girare modelli linguistici di grandi dimensioni.
Sul fronte italiano, la situazione richiede una distinzione netta. Apple Intelligence, nella sua forma attuale, funziona in lingua italiana: Cupertino include l'italiano tra le lingue supportate insieme a inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese, giapponese, coreano e cinese. Chi possiede un iPhone compatibile in Italia continuerà quindi a utilizzare le funzioni già disponibili senza blocchi generalizzati.
Il problema riguarda invece la nuova generazione di Siri, quella che debutterà con iOS 27. Si tratta di un assistente completamente ripensato, capace di sfruttare il contesto personale dell'utente, di comprendere ciò che appare sullo schermo in quel momento e di interagire in modo più profondo con messaggi, email, fotografie e applicazioni di terze parti. È probabilmente la funzione più ambiziosa mai pre