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Recensione Marvel's Wolverine - Graffi, sangue e popcorn
Quando Insomniac Games, durante uno dei più memorabili PlayStation Showcase degli ultimi anni, ha annunciato di avere tra le mani il progetto dedicato all'Arma X per eccellenza, la community videoludica si è immediatamente divisa in due fazioni contrapposte. Da una parte, c'era l'entusiasmo incontenibile per lo studio che aveva magistralmente rilanciato il mito dell'Uomo Ragno con Marvel's Spider-Man, dimostrando un profondo rispetto per il materiale sorgente; dall'altra, serpeggiava il timore fondato che l'approccio "supereroistico per famiglie" (scanzonato, colorato e accessibile) potesse annacquare la brutalità intrinseca, oscura e sanguinolenta di un personaggio complesso come James "Logan" Howlett.
Dopo aver finalmente sguainato gli artigli di adamantio, aver squarciato armature e aver lasciato dietro di noi una scia di sangue, fango e distruzione lunga ore, possiamo tirare un sospiro di sollievo: Marvel's Wolverine è esattamente il bagno di sangue viscerale e vietato ai minori che i fan chiedevano a gran voce. Tuttavia, pur centrando in pieno l'essenza tormentata del mutante canadese, la nuova super-esclusiva PlayStation sceglie una strada ludica molto specifica e polarizzante.
Insomniac confeziona un'opera che privilegia lo spettacolo cinematografico disimpegnato a discapito della profondità strutturale, offrendo un'avventura che va dritta al sodo senza fronzoli. Ecco la nostra disamina completa di un titolo che non ha l'ambizione di cambiare la storia o la grammatica dei videogiochi, ma che sa perfettamente come incollare il giocatore allo schermo.
Nel panorama videoludico odierno, un mercato letteralmente saturato e dominato da immensi e dispersivi open world (spesso annacquati da centinaia di attività secondarie ripetitive, torri da scalare e indicatori sulla mappa che generano più ansia che divertimento) Marvel's Wolverine compie una scelta drastica e, per certi versi, coraggiosamente anacronistica: il ritorno alla linearità più assoluta.
Abbandonata totalmente l'esplorazione libera, i volteggi tra i grattacieli di Manhattan e la struttura a "parco giochi" che hanno fatto la fortuna della saga di Peter Parker e Miles Morales, Insomniac Games ci consegna un'avventura che si snoda rigorosamente attraverso livelli "a corridoio". Questa struttura, è bene chiarirlo subito, non è un difetto o una mancanza di budget, ma una precisissima dichiarazione d'intenti a livello di game design.
Il titolo non cerca mai di elevarsi a capolavoro autoriale, riflessivo o d'avanguardia alla The Last of Us, né pretende di offrire la vastità ruolistica di un The Witcher. Punta, invece, a essere l'esatto equivalente videoludico di un film d'azione estivo ad altissimo budget. È un'esperienza spettacolare, frenetica, disimpegnata e fieramente "caciara", perfetta per chi cerca un action puro da divorare tutto d'un fiato, seduto comodamente sul divano dopo una lunga giornata.
L'esplorazione è ridotta al lumicino. Le uniche deviazioni dal percorso principale si limitano a qualche diramazione di pochi metri, una stanza nascosta dietro una porta divelta o una condotto di aerazione da attraversare per recuperare collezionabili (documenti che espandono la lore del mondo) o risorse per i potenziamenti. Questa scelta mantiene il ritmo della campagna costantemente elevato, saltando da una sequenza esplosiva all'altra senza interruzioni. Questo approccio estremamente concentrato fa sì che l'avventura si esaurisca, raggiungendo il 100% di completamento e scovando ogni segreto, in circa 14-16 ore.
È una longevità che, inevitabilmente, potrebbe far storcere il naso a quella fetta di utenza abituata a valutare la bontà di un videogioco tramite il freddo calcolo del rapporto ore/prezzo. Tuttavia, a conti fatti, si rivela la scelta ideale: Insomniac ha preferito non allungare inutilmente il brodo con riempitivi, offrendo al contrario una scarica di adrenalina densissima, magistralmente ritmata e totalmente priva di tempi morti.
Il cuore pulsante e san