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Huawei sfida le sanzioni USA con un chip tutto suo: ma è davvero rivoluzionario?
Huawei ha presentato il Kirin 9050 Pro, un processore che l'azienda cinese dichiara sviluppato senza tecnologia statunitense. Il chip equipaggia il nuovo Huawei Mate XT 2, lo smartphone pieghevole a tre schermi che abbiamo già visto comparire con il suo privacy display e un prezzo da 2.570 euro. Non è solo una questione di specifiche tecniche: dietro c'è una storia di sanzioni, restrizioni all'export e la volontà di Pechino di non dipendere più da chip americani.
Il Kirin 9050 Pro integra core di elaborazione LinxiCore progettati direttamente da Huawei, insieme a una GPU e a un'unità dedicata all'intelligenza artificiale. La vera novità è però l'architettura Tau Scaling: invece di puntare sui processi produttivi più avanzati (quelli usati da TSMC e Intel), Huawei avvicina fisicamente i componenti all'interno del chip per ridurre le dimensioni e migliorare le prestazioni. In pratica, è un modo alternativo per ottenere risultati simili senza accedere alle fabbriche che le sanzioni USA le hanno precluso.
Huawei sostiene che il Kirin 9050 Pro offra prestazioni superiori del 42% rispetto al processore del precedente pieghevole a tre schermi. Vale la pena però ricordare, come fa notare ilSoftware, che gli analisti avevano già valutato il Tau Scaling come una tecnologia interessante ma non rivoluzionaria per il settore dei semiconduttori. Insomma, un passo avanti reale, ma non il salto quantico che Huawei vorrebbe far sembrare.
Il contesto in cui arriva questo annuncio è tutt'altro che casuale: il lancio è avvenuto pochi giorni prima dell'atteso ingresso di Apple nel mercato dei foldable, con l'evento Apple del 9 settembre che vi abbiamo già raccontato.
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Secondo Counterpoint Research, Huawei potrebbe chiudere il 2026 con una quota del 24% del mercato globale degli smartphone pieghevoli, mentre Apple punterebbe al 25% entro la fine dello stesso anno. Un segmento che vale però ancora solo l'1,6% delle vendite complessive di smartphone: numeri assoluti piccoli, ma con una crescita che attira tutti i big.
Durante la presentazione, Huawei ha anche comunicato che HarmonyOS, il suo sistema operativo alternativo ad Android, ha raggiunto 85 milioni di dispositivi. Un numero che suona grande in assoluto, ma che rimane ancora marginale rispetto alla diffusione globale di Android e iOS. Il vero potenziale del Kirin 9050 Pro, però, potrebbe andare oltre gli smartphone: se Huawei riuscisse ad applicare questa tecnologia ad altri settori, la Cina potrebbe ridurre la dipendenza da chip di AMD, Intel e NVIDIA. Per ora è solo un'ipotesi, dato che Huawei non ha annunciato piani in questo senso.
Il quadro competitivo resta comunque complicato per Huawei: brand come Xiaomi, OPPO e Honor hanno già una presenza internazionale molto più solida, soprattutto in Europa, Africa e America Latina, grazie agli smartphone Android con servizi Google. Huawei, con le sue restrizioni, gioca ancora quasi esclusivamente sul mercato cinese: il Kirin 9050 Pro è un segnale di indipendenza tecnologica, ma la strada per tornare a competere globalmente è ancora molto lunga.
Nonostante ciò, vedendo la tenacia dell'azienda, la risposta alla domanda "dove sarebbe oggi Huawei senza le sanzioni USA?" diventa facilmente riassumibil con "al vertice".