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Ma è vero che la raccolta differenziata viene buttata tutta insieme?
C'è una leggenda metropolitana che resiste al tempo, ai dati e alla logica. È quella frase che, prima o poi, tutti abbiamo sentito pronunciare (o magari abbiamo pensato) davanti ai bidoni della spazzatura: "Tanto poi buttano tutto insieme e finisce in discarica".
È il "falso mito" per eccellenza della circular economy, ma per chi è abituato a smontare hardware per capire come funziona davvero, fermarsi alle chiacchiere da bar non è un'opzione. Oggi facciamo un "teardown" del sistema di riciclo degli imballaggi in plastica del nostro paese, guidati da Corepla (il Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Plastica), per capire cosa succede dopo che il camion dei rifiuti ha svoltato l'angolo.
E vi diamo uno spoiler: dire che "la plastica finisce tutta insieme" è parzialmente vero, ma è un feature del sistema, non un bug. Vi spieghiamo perché.
Iniziamo sfatando il mito principale: no, le varie frazioni della raccolta differenziata (carta, plastica, vetro) non finiscono nello stesso posto. Ogni materiale segue una filiera iper-specializzata.
Tuttavia, quando si parla di plastica, è vero che gli imballaggi vengono raccolti tutti insieme, ma questo è solo l'input iniziale di un processo industriale affascinante; la plastica raccolta non va in discarica, ma viene inviata a speciali Centri di Selezione (CSS). Qui entra in gioco la tecnologia: nastri trasportatori chilometrici, vagli balistici e, soprattutto, lettori ottici a infrarossi (NIR - Near Infrared).
Questi sensori scansionano i rifiuti a velocità impressionanti e, tramite getti d'aria compressa, separano automaticamente i vari tipi di polimeri (PET, HDPE, polipropilene, ecc.), dato che la plastica non è tutta uguale, e per essere riciclata in modo efficiente, l'hardware del sistema deve separare i materiali per tipologia. In questo contesto, Corepla è il "sistema operativo" che garantisce, orchestra e finanzia il funzionamento di questa immensa rete su tutto il territorio nazionale.
Se il sistema di selezione è così avanzato, perché ci viene chiesto di fare attenzione a cosa buttiamo? Qui subentra un concetto fondamentale che sfugge a molti: nella raccolta differenziata della plastica ci vanno solo gli imballaggi, non gli oggetti d'uso.
L'obiettivo del sistema (e il motivo per cui è finanziato dal contributo ambientale pagato dalle aziende) è recuperare e riciclare ciò che avvolge, protegge o trasporta le merci. Un flacone di detersivo è un imballaggio (va nella plastica). Una bacinella rotta, una vecchia tastiera del PC o un giocattolo, per quanto siano fatti di plastica, sono "oggetti d'uso" (vanno nell'indifferenziato o all'isola ecologica).
Attenzione ai RAEE: A proposito di hardware, un errore critico che manda in tilt i centri di selezione è il conferimento dei piccoli RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) nel bidone della plastica. Cavi, vecchi mouse, spazzolini elettrici o sigarette elettroniche non devono mai finire lì. Non solo non sono imballaggi, ma le loro batterie interne possono letteralmente innescare incendi durante le fasi di triturazione negli impianti.
I nostri lettori dovrebbero sapere che un algoritmo lavora bene solo se i dati in ingresso sono puliti (il famoso Garbage In, Garbage Out), e anche noi cittadini possiamo ottimizzare il nostro conferimento sfatando un paio di errori comuni dettati dal troppo senso civico: