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C'è la conferma: Sony continuerà a produrre giochi live service e bisogna parlarne
In un’intervista rilasciata ai colleghi di Famitsu, la guida di PlayStation Hideaki Nishino non ha lasciato spazio a dubbi: Sony continuerà a impegnarsi sul fronte dei giochi live service, e visti i risultati spesso deludenti (e talvolta dolorosi) che ha registrato in tal senso, crediamo sia il caso di parlarne.
Anzitutto, partiamo dalle dichiarazioni di Nishino, ossia dalle certezze in materia per quanto concerne PlayStation. “Crediamo che i giochi live service siano capaci di attrarre utenti a livello globale, perciò vogliamo continuare a rivitalizzare il mercato attraverso produzioni sia first-party sia third-party. Non ci stiamo concentrando solo sulla promozione di nuove uscite: stiamo considerando che cosa possiamo ottenere nel medio/lungo periodo coi titoli meno recenti. Inoltre, quest'anno pubblicheremo il nostro gioco live service, Marvel Tokon Fighting Souls, e speriamo che tutti possano apprezzarlo”.Sempre in relazione ai live service, ha aggiunto: “Si tratta di un genere relativamente “nuovo” e credo che in molti stiano provando varie cose [probabilmente per approcciarlo], quindi anche noi vogliamo continuare ad affrontare delle sfide nel contesto di riferimento”.
Insomma, sulla volontà di PlayStation di dar seguito all’iniziativa live service non ci sono dubbi. Vuole farlo collaborando con realtà esterne, si pensi al caso di Marvel Tokon nato da una partnership con Arc System Works, ma anche supportando titoli già usciti, come ad esempio Marathon, Helldivers 2 e forse anche Gran Turismo 7 (qui la recensione di Marathon). E, neanche a dirlo, Sony ha intenzione di continuare a proporre al pubblico nuovi Game as a Service in futuro.
Attenendoci ai dati ufficiali in nostro possesso, in questo momento ci sono tre live service in sviluppo nelle fucine di PlayStation, ossia Horizon Hunter’s Gathering, Fairgames (che per alcuni potrebbe essere stato ribattezzato Break In) e il titolo di Team LFG. Su quest’ultimo non c’è molto da dire ora come ora, mentre le voci che circolano sul gioco di Haven sono tutt’altro che incoraggianti (non sarebbe ancora riuscito a esprimere il suo “fattore divertimento”). Per quanto concerne Hunter’s Gathering, in tutta onestà crediamo che ad oggi non sia riuscito ad attirare l’attenzione di un vasto pubblico. Speriamo di poterci almeno in parte ricredere in quel che resta del percorso che lo condurrà al lancio.
Nel nostro speciale sugli errori di PlayStation abbiamo parlato dei tanti fallimenti ottenuti dal colosso del gaming sul fronte live service negli ultimi anni, quindi non vogliamo ripeterci per l’ennesima volta. Al netto dei tanti buchi nell’acqua, comprendiamo la volontà di Sony di continuare a spingere in questa direzione. Dovrà però farlo con una consapevolezza differente, memore degli studi acquisiti e chiusi (Bluepoint Games su tutti), delle ondate di licenziamenti volute (l’ultima, molto dolorosa, si è abbattuta proprio su Bungie), e così via. Sogniamo insomma un’iniziativa live service un po’ più contenuta (mai più i “12 giochi live in sviluppo”) e composta da progetti più a fuoco. In primo luogo, team che dovrebbero fare tutt’altro come Naughty Dog non dovrebbero più occuparsene. E, in seconda battuta, bisognerebbe smetterla di seguire specifici filoni che un tempo hanno avuto successo (hero ed extraction shooter vi dicono qualcosa?), nella speranza spesso vana di replicarlo.
Guardando ad esempio al futuro di Bungie, chi vi scrive sogna un normale sparatutto in prima persona in stile COD, con 8-9 ore di campagna in singolo di qualità, accompagnata da una modalità multiplayer strutturata, e da una dimensione free to play accessibile a tutti. Un sistema di stagioni – legato alla pubblicazione di nuovi contenuti su base costante – e la presenza del Battle Pass, sarebbero la ciliegina sulla torta. Lo ripetiamo: ci vuole consapevolezza, e non solo da parte di Sony. Tra il fallimento del Firebreak di Remedy, la situazione difficile di Quantic Dream dopo la rapida fine di Spellcas