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IGN Retro: Final Fantasy VII
L’idea di parlare di Final Fantasy VII mi è venuta scrivendo, recentemente, della versione per Switch 2 del remake. Ero in realtà certo che qualcuno avesse già trattato il gioco in questione nella presente rubrica ma, con mia enorme sorpresa, non era ancora stata dedicata un po’ di sana nostalgia al settimo capitolo di una delle serie di JRPG più famose in circolazione. Il mio rapporto col titolo in questione è molto stretto, per tutta una serie di motivi; all’epoca in cui uscì ero un giocatore con un po’ di puzza sotto al naso, credevo che gli unici fumetti belli fossero quelli Bonelli e che gli unici GdR degni di essere giocati arrivassero dall'Occidente. Chiedo pubblicamente perdono: ero giovane e stolto.
Provai Final Fantasy VII a casa di mio cugino, proprietario di quel parallelepipedo grigio che era la prima PlayStation. A guardarlo sommariamente storsi il naso, commentando "ma i personaggi sono storti"; poi ci giocai comunque: in fondo, sempre mio cugino mi aveva detto che era bello, e al di là del grado di parentela eravamo tecnicamente migliori amici o, almeno, io la vedevo così.
Iniziai la partita guardando il filmato iniziale, quelle scene di relativa calma spezzate come fosse un fulmine dalle parti focalizzate sul treno. Poi l’arrivo dei personaggi tridimensionali su uno sfondo a due dimensioni, e quel primo combattimento in cui Cloud passava dal sesto al settimo livello, cosa che sicuramente è stata volontaria. Fu amore a prima vista, e sono anche fiero di aver compreso al primo colpo il suggerimento che il protagonista dà a Barret durante lo scontro contro il primo boss, evitando di attaccare quel maledetto roboscorpione mentre la sua coda era sollevata.
Ecco, passai tutta la giornata a giocare a Final Fantasy VII, a farmi catturare dal sistema di combattimento, dalla musica, dal look "cool" dei personaggi. Era in assoluto il primo gioco di ruolo orientale con cui mi cimentavo e mi catturò completamente; in un solo giorno arrivai alla fuga da Midgard, dove il titolo si apre mostrando il mondo enorme all’esterno facendoti capire che quella appena conclusa era giusto l’introduzione. Una sensazione che ho ritrovato soltanto in alcuni The Elder Scrolls quando svelano il loro "mondo aperto".
Purtroppo, non riuscii a finire il gioco in quell’occasione. Per quanto fossi più che pronto a fare una full immersion non avrei mai potuto completare i tre dischi del gioco in due giorni. Lo comprai, tempo dopo, per PC, scoprendo che i dischi erano diventati quattro a fronte di una grafica migliorata. Ci giocai un numero di volte che non saprei indicare, e in una delle ultime partite sbloccai praticamente tutto, le armi finali dei personaggi, le materia più segrete, i chocobo migliori da portare al Gold Saucer per vincere ogni singola gara. Piansi anche tantissimo durante "quella" scena.
Final Fantasy VII è stato un punto di svolta per me, sia come giocatore sia come persona. Imparai ad apprezzare cose che mi sembravano "strane" e mi imbattei in elementi con cui non avevo familiarità, specialmente a quell’età. Un narratore di cui non potersi fidare? La storia presentata inizialmente che poteva non essere vera? Erano tutti concetti che mi lasciarono profondamente sorpreso.
Praticamente ogni aspetto del gioco era magnifico, ai miei occhi. Dalla trama, ai personaggi, alle animazioni di combattimento, ai minigiochi del Gold Saucer, in cui perdevo davvero molto tempo per cercare di sbloccare ogni premio nascosto. L’unica cosa che non riuscii a portare a termine - e che, con mio grande imbarazzo, non ho ancora completato - era la sconfitta di tutte le Weapon; quella non era l’epoca di GameFAQs o delle guide facilmente reperibili e, per quanto mi sforzassi, non mi riuscì di sconfiggere un paio di quei boss segreti che si sbloccavano verso la fine del gioco. Magari, la prossima volta andrà meglio.
Difetti, onestamente, faccio fatica a trovarne. La grafica è invecchiata, certo, ma è inevitabile per un gioco che ormai ha ventinove a