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Le schede video sono un lusso: i prezzi hanno superato ogni limite
A poco più di un anno e mezzo dal debutto, la serie GeForce RTX 5000 costa molto più che al lancio. È una anomalia rispetto al ciclo classico delle schede video, dove i listini scendono man mano che la generazione invecchia e si avvicina il ricambio. Nel 2026, invece, i prezzi hanno seguito la direzione opposta, trascinati dalla crisi delle memorie e dalla domanda dei data center dedicati all'intelligenza artificiale.
Il caso limite è il modello di punta: la RTX 5090, arrivata sul mercato a gennaio 2025 con un listino ufficiale di 2.000 dollari (2389 euro in Italia), negli Stati Uniti ha toccato quota 5.000 dollari nelle versioni più economiche, mentre in Italia le poche unità disponibili sui grandi store online sfiorano i 6.000 euro. Nonostante l'ammiraglia della gamma Blackwell sia quella con più VRAM e, di conseguenza, la più appetibile per l'IA senza sbarcare nel segmento RTX PRO, il fenomeno non è limitato a questa GPU, ma affligge anche le fasce intermedie.
Ma come si è arrivati a questa situazione? Quando i prezzi torneranno a scendere, se mai lo faranno? Cerchiamo di capirlo analizzando la cronologia degli aumenti, cosa effettivamente li ha causati, le stime degli analisti e le conseguenze pratiche per appassionati e videogiocatori.
Gli aumenti non sono arrivati tutti insieme, ma a ondate, ciascuna legata a un passaggio della filiera. In pratica, ogni volta che il costo della memoria è salito, i produttori di schede lo hanno scaricato sui listini nel giro di poche settimane.
Il primo scossone è arrivato a novembre 2025, con il rincaro dei chip GDDR7 passati da circa 65-80 dollari per modulo da 16 GB a cifre sensibilmente superiori. Poi, a Febbraio 2026, una seconda ondata di aumenti ha fatto salire il prezzo delle GPU NVIDIA, AMD e Intel anche del 33%.
Tra marzo e maggio, in primavera, Samsung ha alzato del 20% i prezzi della propria DRAM, applicando ulteriore pressione; lo scorso luglio è arrivato il terzo adeguamento dell'anno, che ha visto crescere del 20-30% il prezzo dei modelli consumer. Contemporaneamente, AMD ha aumentato del 10% anche il prezzo dei kit di memoria forniti ai partner.
Infine, tra agosto e settembre siamo arrivati ai prezzi descritti poco fa: la RTX 5090 è più cara del 88% rispetto al listino di fine 2025, mentre modelli più accessibili come la RTX 5070 Ti hanno fatto registrare un +48%, un aumento non altrettanto elevato ma comunque molto problematico.
La causa principale degli aumenti non è il processore grafico, ma la memoria video che lo circonda. Le stime di filiera indicano che la memoria può arrivare a pesare fino all'80% della distinta base di una scheda, cioè dell'insieme dei componenti necessari a costruirla: quando quel costo raddoppia, il prezzo finale non può restare fermo.
A monte c'è una riallocazione deliberata della capacità produttiva, dettata dall'enorme domande dell'intelligenza artificiale. Samsung, SK hynix e Micron controllano oltre il 95% della DRAM mondiale e stanno spostando wafer verso la HBM, la memoria ad alta banda usata negli acceleratori per l'IA, molto più redditizia. Circa il 70% della produzione globale di memoria viene assorbito dai data center, e l'offerta di GDDR7 destinata alle GPU consumer si è ridotta di una quota stimata tra il 30% e il 40% rispetto alle previsioni.
C'è anche un'altra ragione dietro al brusco aumento registrato tra novembre e febbraio: i contratti di fornitura a prezzo fisso sono scaduti a fine 2025. Quando è stato il momento di sedersi al tavolo, i colossi della memoria hanno rinegoziato a prezzi molto più alti, portando i produttori di GPU come NVIDIA a tagliare i numeri di schede consumer: l'azienda capitanata da Jensen Huang ha ridotto la produzione di RTX 50 del 20-40% (a seconda del modello), in alcuni casi lasciando ai partner il compito di procurarsi direttamente le memorie.