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Altri licenziamenti per pagare l'AI, di nuovo in casa Oracle
Oracle ha avviato il 14 settembre un nuovo giro di licenziamenti, comunicato ai dipendenti coinvolti via email nella stessa mattinata. L'azienda non ha reso pubblico il numero di posti tagliati né i reparti coinvolti, e non ha risposto alle richieste di commento di Fast Company.
Il collegamento con la spesa in intelligenza artificiale è esplicito: Oracle prevede quest'anno un capex fra 90 e 95 miliardi di dollari, finanziato in parte con 125 miliardi di debito emesso per costruire data center e comprare chip. È il secondo giro di tagli dell'anno, dopo che nell'esercizio fiscale chiuso il 31 maggio l'organico globale era già sceso di circa 21.000 persone, il 13% della forza lavoro, con un piano di ristrutturazione rivisto al rialzo fino a 2,8 miliardi di dollari, soprattutto in buonuscite. Lo stesso schema, tagliare personale per finanziare gli investimenti in AI, era già comparso a marzo in Atlassian (1.600 posti, il 10%) e a gennaio in Autodesk (1.000 posti, il 7%).
La lettura più comoda è che l'AI stia già sostituendo chi viene licenziato. I dati raccontano la sequenza opposta: Oracle ha deciso di investire in infrastruttura AI, e per pagare quella scelta Oracle taglia il costo del lavoro. Il collegamento sta nel bilancio: nessuno dei ruoli tagliati risulta sostituito da un sistema automatico, ed è lo stesso schema già visto nel taglio precedente di Oracle.
Oracle ha una crescita di ricavi solida, ma secondo CNBC ha accumulato 125 miliardi di dollari di debito per finanziare l'espansione, e viaggia con un rating creditizio più basso dei rivali hyperscaler come Microsoft, Google e Amazon. Le stesse banche che finanziano la corsa ai data center AI iniziano a mostrare segni di affaticamento sotto il peso di quei prestiti.
Il pattern si ripete, ed è già stato ammesso apertamente altrove. A marzo Atlassian ha tagliato 1.600 posti, il 10% dell'organico, e l'amministratore delegato Mike Cannon-Brookes ha detto che serviva ad "autofinanziare ulteriori investimenti in AI e nelle vendite enterprise", ha riportato CNBC.
Il caso Autodesk è meno netto: il taglio di 1.000 posti, il 7% della forza lavoro, a gennaio è stato motivato dal CEO Andrew Anagnost soprattutto con una ristrutturazione del go-to-market, con l'AI citata solo come priorità secondaria di reinvestimento. Il collegamento resta più sfumato qui, ma la direzione del capitale è la stessa vista nel resto del settore tech nel 2026.
Un ex ingegnere Oracle lo ha scritto senza troppi giri di parole su LinkedIn: "La battaglia per costruire i centri AI ha molte vittime". È il modo in cui chi resta fuori vede la stessa storia che il resto del mercato tech legge come disciplina di bilancio.
Chi decide l'investimento e chi ne paga il conto sono gruppi diversi, come si è visto per l'insieme del settore: chi siede nel consiglio approva il capex, chi viene tagliato non ha votato niente. Chiamarla trasformazione, quando è un trasferimento di risorse dal libro paga al capitolo di spesa AI, è una scelta di linguaggio.
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Oracle ha comunicato una riduzione di 21.000 dipendenti in 12 mesi. L'AI entra nei piani di ristrutturazione delle big tech.