// TOM'S HARDWARE ITALIA — INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Il capo di NVIDIA contro le leggi anti-IA: ecco cosa pensa
Jensen Huang, fondatore e amministratore delegato di NVIDIA, ha usato il palco del Dreamforce di Salesforce per liquidare l'idea che l'intelligenza artificiale abbia bisogno di leggi proprie. Secondo il CEO, l'IA non è una "mente aliena" come l'hanno descritta alcuni ricercatori di sicurezza di OpenAI, ma soltanto hardware e software costruiti da persone, quindi controllabili da persone e dalle norme che già esistono. "La sicurezza è un problema di ingegneria, non di natura legale", ha affermato, ricordando che si tratta comunque di sistemi di calcolo, per quanto complessi.
Il ragionamento di Huang si appoggia sul mercato: se un'azienda non è convinta della funzionalità o della sicurezza di un prodotto, semplicemente non lo mette in vendita. "Non serve alcuna nuova legge, non servono nuove regole", ha ribadito, aggiungendo che la scelta tra velocità di innovazione e prodotti sicuri è falsa e che, se un progetto sfugge di mano, basta fermarsi e sistemarlo. Il numero uno di NVIDIA si è poi detto "più ambizioso che mai", con un cielo senza limiti per la sua azienda e per ogni settore.
La posizione di Huang è in netto contrasto con alcune delle regolamentazioni già messe in atto. In Europa, l'AI Act (Regolamento UE 2024/1689) è in applicazione generale dal 2 agosto 2026, con obblighi di trasparenza sui contenuti generati e sanzioni che arrivano a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato globale; il cosiddetto Digital Omnibus, diventato Regolamento UE 2026/1744, ha rinviato solo parte delle scadenze sui sistemi ad alto rischio. L'Italia si è mossa in parallelo con la Legge 132/2025, in vigore dal 10 ottobre 2025, seguita dai due decreti legislativi approvati in via definitiva dal Consiglio dei ministri il 4 agosto 2026.
Negli Stati Uniti, al contrario, la spinta è verso la deregolamentazione. L'ordine esecutivo firmato l'11 dicembre 2025 ha creato una AI Litigation Task Force al Dipartimento di Giustizia per impugnare le leggi statali ritenute troppo onerose, con l'ipotesi di legare i fondi federali per la banda larga al loro mancato utilizzo. I singoli stati non si sono fermati: al 1° luglio 2026 risultavano approvate 109 leggi sull'IA e 28 sui data center, dal Colorado AI Act al testo californiano sulla trasparenza dei modelli di frontiera.
Ci sono però dei precedenti che indeboliscono la tesi dell'autoregolamentazione, dal blocco informatico globale causato da CrowdStrike nel 2024 ai 18 miliardi di dollari versati da Meta per chiudere la causa sui danni dei social ai minori, fino alle cause contro OpenAI per i suicidi di alcuni giovani utenti.
Il fronte industriale si sta muovendo invece verso un codice condiviso: Satya Nadella ha osservato che anche la Cina dovrebbe avere gli stessi interessi in materia di sicurezza, perché i problemi di hacking e i benefici per i cittadini non cambiano da un Paese all'altro. La stessa Microsoft, nelle ultime ore, ha pubblicato un codice di condotta che imporrà limiti precisi ai suoi modelli di intelligenza artificiale.
Aggiungi Tom's Hardware alle tue fonti preferite su Google