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PlayStation cancella film acquistati, clienti senza rimborso
Sony sta rimuovendo dagli account PlayStation del Regno Unito una vasta selezione di film già acquistati dagli utenti, senza indicare al momento un rimborso per i clienti coinvolti. La misura riguarda oltre 500 film distribuiti da StudioCanal nel mercato britannico e riapre il tema più scomodo della proprietà digitale: comprare un contenuto su una piattaforma non significa necessariamente conservarne l’accesso per sempre.
Nell’elenco compaiono titoli molto noti come Terminator 2, Apocalypse Now, Mulholland Drive, Moonlight e Dawn Till Dusk. Sony attribuisce la rimozione agli accordi di licenza con StudioCanal, senza fornire ulteriori dettagli pubblici oltre alla lista dei contenuti interessati.
La vicenda colpisce in particolare i clienti del Regno Unito, dove StudioCanal ha gestito la distribuzione di numerosi film importanti. Per chi aveva comprato quei titoli, la distinzione tra acquisto digitale e licenza d’uso torna a essere molto concreta: l’accesso può dipendere da contratti tra piattaforma e detentori dei diritti, anche quando l’interfaccia del negozio usa termini come acquisto o compra.
Sony aveva iniziato a vendere film e serie su PlayStation nel 2008, durante l’era PS3. All’epoca era possibile trasferire alcuni contenuti su altri dispositivi, ma questa possibilità è stata rimossa con PS4. Dopo il lancio di PS5, nel 2021, l’azienda ha smesso del tutto di vendere film e programmi TV tramite PSN, lasciando intendere che il mantenimento degli accordi con studi e distributori sarebbe diventato sempre meno centrale per la piattaforma.
Il precedente più vicino risale al 2023, quando Sony aveva avviato una rimozione simile per alcuni show Discovery Network, salvo poi raggiungere un nuovo accordo di licenza che ne ha mantenuto la disponibilità. Non è chiaro se la pressione degli utenti possa portare a un esito analogo per i film StudioCanal, ma il caso si inserisce nel più ampio controllo dell’ecosistema, lo stesso contesto in cui Sony ha irrigidito le regole sui contenuti pubblicati su PlayStation.
La questione non riguarda solo il cinema in digitale. Ogni contenuto vincolato a licenze streaming, server di autenticazione o accordi di distribuzione può diventare fragile quando cambia la convenienza commerciale di chi lo ospita. Il consumatore paga una somma una tantum, ma la disponibilità resta legata a un’infrastruttura e a contratti che non sono visibili al momento dell’acquisto.
Il caso riaccende anche il dibattito sul DRM e sulla trasparenza dei negozi digitali. Se una licenza ha una scadenza o può essere revocata in base ad accordi tra aziende, l’utente dovrebbe poterlo sapere prima di pagare. Senza queste informazioni, i contenuti digitali acquistati finiscono per somigliare a un abbonamento senza data di fine dichiarata, ma con meno garanzie per chi ha già speso.