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Via il bollo su auto piccole e medie e moto: cosa cambia ora
Il governo italiano interviene con un provvedimento che ridisegna la fiscalità automobilistica nazionale, incidendo direttamente sui costi di gestione per milioni di automobilisti. Il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge che introduce due misure di rilievo per il settore: la proroga del taglio delle accise sul gasolio fino al 5 ottobre, con un meccanismo di decalage progressivo, e l'abolizione strutturale del bollo auto per i veicoli di piccola e media cilindrata. Una decisione che tocca da vicino il parco circolante italiano, storicamente composto in larga parte da vetture di potenza contenuta, e che si inserisce nel più ampio dibattito europeo su fiscalità e mobilità sostenibile.
Il cuore della misura riguarda l'esenzione dal bollo per le autovetture con potenza fino a 80 kW, equivalenti a circa 109 CV, una soglia che secondo i dati del governo intercetta oltre il 70% del parco auto circolante in Italia. Rientrano nell'esenzione anche i motocicli e i ciclomotori, a condizione che il beneficio non sia già stato utilizzato dallo stesso intestatario per un'automobile: la misura si applica infatti per un solo veicolo a cittadino. L'entrata in vigore per le autovetture è fissata al 2027, un orizzonte temporale che lascia spazio a un periodo di transizione normativa e amministrativa.
Dal punto di vista tecnico, la soglia degli 80 kW non è casuale: comprende la stragrande maggioranza delle city car, delle berline compatte e delle utilitarie a benzina, diesel, GPL e metano più diffuse sulle strade italiane, oltre a numerosi modelli ibridi di fascia bassa e media. Restano fuori dall'esenzione le vetture di potenza superiore, tipicamente berline di segmento D, SUV di grossa cilindrata e vetture sportive, per le quali il bollo continuerà a essere dovuto secondo gli scaglioni attualmente in vigore.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rivendicato la misura come una scelta di carattere strutturale, distinguendola dagli interventi emergenziali sul caro carburanti attuati negli scorsi mesi. "Mentre altri parlano di patrimoniali, noi togliamo una tassa sulla proprietà", ha dichiarato la premier, sottolineando come il bollo venga percepito da larga parte degli automobilisti come un prelievo iniquo, sganciato dall'effettivo utilizzo del veicolo.
Sul fronte carburanti, la proroga dello sconto sulle accise del gasolio fino al 5 ottobre risponde a una logica diversa rispetto all'abolizione del bollo: si tratta di una misura ponte, pensata per attenuare gradualmente l'impatto della fine degli sgravi introdotti durante la fase più acuta della crisi energetica. Il meccanismo di decalage, che riduce progressivamente lo sconto anziché eliminarlo di colpo, punta a evitare un rincaro improvviso alla pompa per gli automobilisti che utilizzano quotidianamente il mezzo per motivi di lavoro o di mobilità familiare. La premier ha spiegato che, di fronte a una dinamica di prezzi legata a fattori geopolitici e globali, il governo ha scelto di non proseguire indefinitamente con interventi tampone sul prezzo dei carburanti, preferendo convogliare parte delle risorse verso una misura fiscale permanente come l'abolizione del bollo.
Un aspetto tecnico non secondario riguarda il rapporto tra Stato e Regioni, dal momento che il bollo auto è tradizionalmente un tributo di competenza regionale. Alberto Cirio, presidente della Regione Piemonte e vicesegretario di Forza Italia, ha chiarito che l'abolizione non comporterà oneri aggiuntivi per gli enti locali: il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti avrebbe garantito la copertura integrale della quota regionale tramite trasferimento statale, un punto cruciale per evitare che la riforma fiscale si traduca in un buco di bilancio per le Regioni, già alle prese con la gestione di altri capitoli di spesa legati alla mobilità, dalla manutenzione stradale al trasporto pubblico locale.
Cirio ha inoltre richiamato un parallelismo storico con l'abolizione dell'ICI sulla prima casa, misura bandie