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Dissenso social e sold out: perché i prodotti più criticati sono anche i più desiderati
L'articolo analizza il paradosso del mercato moderno: prodotti molto criticati online ottengono comunque enorme successo commerciale.
C'è un fenomeno ciclico che attraversa trasversalmente l'industria dell'intrattenimento, della tecnologia e dei beni di consumo ad alto valore simbolico che merita una riflessione più approfondita di quanto generalmente gli venga riservato. È il paradosso del consumatore contemporaneo, quello di un pubblico che manifesta con estrema severità il proprio dissenso nei confronti di un prodotto, salvo poi decretarne il successo commerciale con una rapidità che ha del sorprendente.
L'apparente contraddizione è sotto gli occhi di tutti, corroborata dai dati di vendita, dai sold-out immediati e dalle azioni che vanno in direzione opposta rispetto a quanto, con una certa urgenza, viene sbandierato con convinzione a mezzo social. Da un lato, il dibattito pubblico è dominato da critiche feroci sui prezzi ritenuti eccessivi, sulle strategie commerciali, sulle caratteristiche tecniche giudicate insufficienti, sulle campagne di comunicazione considerate opache.
Dall'altro, gli stessi prodotti finiscono sistematicamente esauriti, alimentando liste d'attesa, code virtuali e una domanda largamente superiore all'offerta disponibile. Si tratta di una dinamica che è ormai ben lungi dall'essere episodica, diventata al contrario una costante del mercato contemporaneo. In un certo senso, questo dà anche la misura di quanto le bolle social influenzino il pensiero da esporre davanti agli altri senza mai davvero alterare quella fame viscerale che le aziende hanno trasformato in una impellente necessità.
Il caso di Steam Machine rappresenta in tal senso un esempio emblematico. Fin dal suo annuncio, il PC/Console di Valve è stato oggetto di numerose osservazioni critiche e anche oggi, con le carte finalmente scoperte, una parte del pubblico ne continua a contestare il posizionamento di prezzo, ritenendolo poco competitivo rispetto alle console domestiche tradizionali; altri ancora evidenziano un ingiustificato divario prestazionale rispetto a PlayStation 5, sostenendo che l'hardware non sia in grado di offrire un'esperienza paragonabile a quella delle piattaforme di nuova generazione.
D'altra parte è Valve stessa che nelle ultime ore, silenziosamente, si è affrettata a modificare la descrizione sul sito ufficiale, rimuovendo quel "Gaming in 4K e 60 FPS con FSR" e rendendosi effettivamente conto che con quelle specifiche tecniche bisognava volare un po' più bassi. Eppure, nonostante tutto, Steam Machine è divenuta rapidamente un prodotto ad alta richiesta, tanto da rendere necessarie lunghe liste d'attesa per soddisfare una domanda che ha superato ogni previsione iniziale.
Una dinamica analoga - benché basata su presupposti completamente diversi - si è appena delineata attorno a Grand Theft Auto VI, all'unanimità il gioco più atteso dell'ultimo decennio. Le contestazioni, in questo caso, sono molteplici. C'è chi considera discutibile la prospettiva di un'edizione fisica priva di disco, interpretandola come un progressivo svuotamento del concetto stesso di copia fisica.Altri rimproverano a Rockstar Games una comunicazione fortemente incentrata su trailer cinematografici, lamentando l'assenza totale di gameplay. Tutto ciò si va ad aggiungere alle precedenti critiche sul possibile incremento del prezzo di vendita, tema che ha acceso un intenso confronto sull'evoluzione economica dell'industria videoludica, tranne poi tirare un sospiro di sollievo quando in fondo, dai, ci è addirittura andata bene, no? Sono "soltanto" 80 euro, mica quei 100 che ormai erano dati per certi dall'intellighenzia del web.
Eppure, mentre il dibattito continua ad alimentarsi quotidianamente, l'interesse del pubblico non accenna a diminuire. Al contrario, ogni nuova informazione genera un'eco mediatica di proporzioni straordinarie, consolidando ulteriormente la centralità del prodotto nell'immaginario collettivo. In questo caso basta la nomea, è