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Il silicio batte il mattone, si investe sempre meno sulle case e sempre di più sui data center
Nel secondo trimestre del 2026 la spesa reale in hardware informatico (server, computer, apparecchiature per i data center) ha superato per la prima volta quella per le nuove abitazioni negli Stati Uniti: 752 miliardi di dollari contro 748, secondo i conti nazionali del Bureau of Economic Analysis. È un sorpasso che ribalta un rapporto di forze rimasto stabile per tutta la storia economica moderna del paese. Le due serie derivano dagli stessi conti nazionali diffusi ogni trimestre dall'ente statistico federale.
Da una parte gli hyperscaler corrono a costruire capacità di calcolo per l'AI, con una spesa collettiva che si avvicina ai mille miliardi di dollari l'anno. Dall'altra il mercato immobiliare resta fermo, frenato da mutui trentennali vicini al 7%, il livello più alto da anni. Chi finanzia un data center si indebita quasi senza badare al costo del denaro; chi vuole comprare casa non ha questo lusso.
Il sorpasso è il punto di arrivo di una divaricazione aperta da quattro anni tra le due serie di spesa. La spesa in hardware informatico è salita del 51%, mentre gli investimenti residenziali sono scesi del 18% dal picco dell'inizio 2021. Il Bureau of Economic Analysis calcola entrambe le serie in dollari concatenati, lo stesso metro che permette di confrontarle senza distorsioni da inflazione.
Per tutto il dopoguerra la crescita economica americana ha avuto nel mattone uno dei motori principali, legato alla crescita della popolazione e all'espansione delle città. Il sorpasso di oggi dice che quel motore ha ceduto il passo a un altro, alimentato da un pugno di aziende che comprano capacità di calcolo invece che da famiglie che comprano case. Da qui in avanti la domanda che conta di più per il PIL riguarda quanto a lungo gli hyperscaler continueranno a spendere, più che quante famiglie firmano un mutuo.
Dietro la metà in crescita del grafico ci sono sei aziende. Il capex combinato di Alphabet, Amazon, Microsoft, Meta, Oracle e SpaceX vale 470 miliardi di dollari nel 2025, sale a una stima di 870 miliardi nel 2026 e supera i 1.300 miliardi nel 2027. Il capex cresce più dei ricavi, e il flusso di cassa operativo collettivo del gruppo resterà negativo nel biennio 2026-2027.
La stessa proiezione porta con sé un rischio speculare, quello della "overcapacity": costruire più server di quanti il mercato riesca ad affittare o utilizzare davvero. È il motivo per cui chi segue il settore guarda ai margini degli hyperscaler più che al fatturato in crescita, e perché il flusso di cassa negativo previsto fino al 2028 pesa più di una riga in un bilancio.
Il debito è la leva che rende possibile la rincorsa. Amazon ha collocato altri 25 miliardi di dollari in bond, portando il proprio debito a 92 miliardi; il resto del gruppo, che investe quasi mille miliardi l'anno in capex, si indebita ora per non restare indietro sulla capacità di calcolo.
A notare per primo il sorpasso è stato Adam Shapiro, vicepresidente della Federal Reserve di San Francisco, che lo ha segnalato su LinkedIn il 19 settembre. Il segnale arriva da chi osserva entrambi i lati della bilancia: la Fed regionale segue tanto i tassi che frenano i mutui quanto la spesa in hardware che sostiene il PIL trainato dall'AI.
La corsa al silicio ha anche un prezzo nelle urne. Un sondaggio di NBC News, condotto su 1.000 elettori registrati tra l'11 e il 15 settembre, ha trovato che il 64% degli intervistati sarebbe meno propenso a votare un candidato che sostiene un data center vicino a casa; il 51% si dichiara "molto meno propenso". Un data center sotto casa costa già voti a chi lo sostiene, mostrano le proteste locali già raccontate da chi vive accanto ai cantieri.
Dietro ai server c'è un problema che il capex lascia scoperto: l'energia per farli funzionare. Big Tech ha già iniziato a costruirsi una rete elettrica parallela invece di aspettare quella pubblica, e resta aperta la proposta di far pagare all'industria i costi di rete che genera. È un altro fronte su cui la crescita d